Storie Web mercoledì, Novembre 4

Il problema però resta e serviranno delle indicazioni più chiara da parte del Ministero anche perché, hanno sottolineato in molti addetti ai lavoro, i confini sono difficili da tracciare. L’Ai può correggere una ripresa, estendere una prestazione o sostituirla. Le conseguenze per il lavoro e per i diritti degli artisti cambiano parecchio. Anche il trattamento economico dovrebbe poter distinguere questi impieghi senza costringere ogni produzione a negoziare da capo il significato delle parole.

Giacone ha ricordato la funzione industriale e occupazionale del sostegno pubblico, affermando che il ministero è impegnato a individuare parametri per valutare i nuovi costi tecnologici. È qui che la questione diventa politica. Che cosa vuole finanziare lo Stato? Le opere, il lavoro necessario a realizzarle, la crescita delle competenze, la capacità delle imprese di competere? Sono obiettivi che possono convivere, ma l’AI rende più visibili le tensioni. Il risparmio di un produttore può corrispondere a una commessa persa per un fornitore. Una regola troppo rigida può, al contrario, scoraggiare strumenti che consentirebbero a un autore di realizzare una scena altrimenti fuori budget.

Secondo l’avvocata Chiara Dellacasa, è nella stesura dei contratti che i nodi vengono al pettine: modificare una prestazione e creare una replica digitale richiedono accordi differenti. Le linee interpretative del MiC prevedono, fra l’altro, consenso esplicito e compenso commisurato alla prestazione personale per l’impiego di repliche digitali o interpreti sintetici. Per modificare o completare con AI generativa il lavoro dell’autore richiedono un consenso scritto separato.

Resta da capire quanto il produttore possa controllare ciò che accade tra un contratto e il materiale consegnato. Un collaboratore carica un’immagine su un servizio gratuito. Un fornitore usa una funzione generativa durante una lavorazione ordinaria. Qualcuno prova un programma per accelerare una consegna. Ogni passaggio può introdurre condizioni d’uso diverse: quali impieghi commerciali sono consentiti? I materiali vengono conservati? Possono essere riutilizzati per addestrare un modello? Una garanzia contrattuale serve, ma non basta a ricostruire ciò che è successo.

Un ruolo aspirano a giocarlo le tech company come quella di Siliva Paonessa Ceo di CrewReel la startup innovativa che organizzato l’evento. Paonessa propone di documentare e tracciare la filiera attaverso un sistema che raccoglie informazioni su software, licenze e ruoli, insieme alle evidenze delle decisioni umane e delle versioni dei materiali. Impronte digitali dei file, riferimenti temporali e firme contribuiscono a rendere verificabile il fascicolo. L’obiettivo, spiega, è la verifica dentro la produzione. Davanti al film finito, ricavare una percentuale certa di creatività umana significa chiedere a un software una risposta che dipende anche da scelte, autorizzazioni e responsabilità. Sapere chi ha deciso un intervento, con quali materiali e con quale consenso offre elementi più utili di un’etichetta aggiunta all’ultimo momento.

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