Storie Web venerdì, Luglio 10

Il bisogno di informazione resta alto. A indebolirsi è la capacità di orientarsi in un sistema sempre più frammentato, nel quale piattaforme, influencer, opinionisti e utenti comuni si affiancano ai mezzi tradizionali nella selezione e nella diffusione delle notizie. È il quadro che emerge dalla ricerca Ipsos Doxa “Le Pratiche di Fruizione del Pubblico, Rischi e Opportunità nel Panorama Informativo Italiano”, presentata a Lacco Ameno per la 47esima edizione del Premio Ischia internazionale di giornalismo.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il dato più netto riguarda la disinformazione: il 48% degli italiani dichiara di essere caduto almeno qualche volta vittima di fake news. E il 51% ritiene difficile accedere oggi a un’informazione di qualità in Italia. Due percentuali che descrivono la crisi di orientamento del pubblico nel nuovo paesaggio mediatico. La moltiplicazione dei canali rende più difficile riconoscere le fonti e distinguere i contenuti giornalistici da quelli manipolati.

L’indagine, condotta nel giugno 2026 su un campione di 1.500 persone tra i 16 e i 65 anni, mostra però che l’interesse verso l’informazione non arretra. Il 49% degli intervistati considera «molto importante» informarsi e la quota sale al 93% includendo chi lo ritiene «abbastanza importante».Persino tra gli under 35, il gruppo più distante dai media tradizionali, il valore resta elevato: il 39% considera l’informazione molto importante e il 91% almeno abbastanza importante. Non emerge neppure una fuga dal tempo dedicato alle notizie: il 75% della popolazione pensa di riservarvi lo spazio giusto, percentuale che scende al 69% tra i più giovani.

Telegiornali, stampa e radio continuano a occupare una posizione centrale, ma non sono più l’unico punto di accesso. La distribuzione passa sempre più attraverso soggetti che svolgono una funzione di filtro e rilancio. Le piattaforme che stanno sostituendo i media legacy non godono della medesima credibilità, mentre anche la professione giornalistica sconta un’immagine sociale meno solida.

L’intelligenza artificiale aggiunge un ulteriore elemento di discontinuità. La ricerca rileva una crescente consapevolezza delle opportunità, ma la percezione dei rischi resta prevalente. Un italiano su tre teme soprattutto che l’AI possa essere utilizzata per produrre notizie false o manipolate senza che il lettore riesca ad accorgersene. Tra gli under 35, però, la stessa tecnologia viene già impiegata anche per verificare informazioni.

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