Storie Web giovedì, Aprile 23

Secondo uno studio di Csil, il contract furniture in Europa rappresenta un mercato da oltre 13,5 miliardi di euro di produzione, con consumi pari a circa 11 miliardi di euro. La produzione contract resta in larga parte concentrata in Europa, mentre meno del 20% dell’output è destinato a progetti extra-europei, principalmente in Nord America, Medio Oriente e Asia-Pacifico. Regno Unito, Italia, Germania, Polonia e Svezia, che insieme rappresentano oltre il 60% della produzione europea totale, confermano il ruolo del continente come hub produttivo e progettuale con proiezione globale.

Assistiamo a un passaggio dall’interesse dei clienti «dagli oggetti in sé al progetto di un ambiente nel suo complesso. Il focus delle aziende si sposta quindi dalla produzione di singoli pezzi alla progettazione di sistemi, dal momento della vendita all’impegno sul lungo termine nei confronti di tutti gli attori che utilizzeranno un determinato ecosistema», ha spiegato David Gianotten, architetto e managing partner di OMA.

I settori di destinazione

Fare contract, quindi, significa per un’azienda lavorare con un approccio completamente diverso rispetto al modo con cui si affronta il mercato del retail. Occorre creare al proprio interno divisioni «ad hoc», con team dedicati di persone in grado di rivolgersi a interlocutori diversi rispetto ai tradizionali clienti “consumer” (developer, architetti, interior designer…) e di rispondere alle specifiche esigenze di questo canale distributivo, sia tecniche (certificazioni, normative ecc.), sia di servizio (soluzioni su misura, flessibilità progettuale…). È proprio quello che stanno facendo molti brand italiani dell’arredo, che negli ultimi anni hanno investito in modo crescente per aumentare l’incidenza del canale contract sul totale delle vendite. Molte realtà, ad esempio, hanno ampliato la propria gamma di prodotto e servizi (creandola al proprio interno oppure acquisendo altre aziende già specializzate), per poter offrire al mercato soluzioni complete. Al contempo, è cambiato anche il modo di concepire i negozi e gli showroom che, oltre a mantenere la tradizionale funzione di vendita al dettaglio, si sono progressivamente evoluti in spazi di progettazione, di incontro e confronto con gli specificatori del mercato.

Una piattaforma a supporto delle aziende

Il Salone Contract nasce proprio con l’obiettivo di accompagnare, consigliare e supportare le imprese in questa trasformazione – e non solo le aziende più piccole o quelle che ancora non hanno affrontato il settore dei grandi progetti, ma anche le realtà già affermate in questo ambito.

Anche perché, come ricorda Porro, «la parola contract racchiude un mondo»: nell’industria dell’arredamento indica infatti attività anche molto diverse tra loro, dalla fornitura di prodotti o elementi in elevata quantità per grandi progetti e spazi pubblici (uffici, hotel, residenze, teatri, aeroporti, ospedali, centri congressi ecc.) a sistemi su misura e chiavi in mano per progetti di pregio medio-piccoli, come ville o imbarcazioni di lusso. Le aziende italiane risultano competitive soprattutto in questo secondo ambito, che richiede expertise particolari e complesse nella progettazione e nella produzione, ma anche nella gestione delle commesse.

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