Fumata bianca sui sottosegretari, fumata nera sulla Consob. Mentre da Terna, dopo l’avvertimento di Giorgia Meloni, arriva la notizia che Giuseppina Di Foggia si è resa disponibile a rinunciare alla buonuscita, premessa per assumere il nuovo incarico di presidente dell’Eni. Restano ore concitate per il governo, non solo per il casus del decreto sicurezza. Ma la premier sarebbe intenzionata intanto a chiudere la partita del sottogoverno, e andare a coprire le caselle rimaste vacanti dopo le ultime uscite legate al repulisti post referendum che ha interessato FdI quanto Forza Italia. Ma è ancora braccio di ferro sulla successione alla Consob.
Le caselle nell’esecutivo
Tra le promozioni date per certe ci sarà quella di Paolo Barelli, dopo le dimissioni da capogruppo degli azzurri alla Camera. Per il presidente della Federazione italiana nuoto si dovrebbero aprire le porte del ministero dei Rapporti con il Parlamento, dove affiancherà la collega di partito Matilde Siracusano come sottosegretario – e non come si era ipotizzato come viceministro, ruolo insolito per un dicastero senza portafoglio – di Luca Ciriani. Per FI non ci dovrebbero essere altre novità (si era ipotizzato negli ultimi giorni un ruolo anche per Chiara Tenerini) anche perché già con Barelli il partito di Antonio Tajani conquista una casella in più rispetto all’iniziale assetto dell’esecutivo. Un posto sarebbe opzionato da Noi Moderati dopo l’uscita di Giorgio Silli, che ha lasciato la Farnesina per diventare segretario dell’Iila, l’Organizzazione italo-latino americana. E potrebbe andare a Pino Galati, ex sottosegretario all’Istruzione e all’Università del governo Berlusconi quater, o al coordinatore del partito in Sicilia, l’avvocato Massimo Dell’Utri che sarebbe in pole. Restano coperte invece le carte di Fratelli d’Italia che starebbe puntando tra l’altro su un nuovo sottosegretario originario del Sud, anche per un riequilibrio geografico della squadra di governo.
La successione a Savona
Rimane apertissima, invece, la questione della successione a Paolo Savona alla Consob. «Non ne stiamo discutendo», taglia corto la premier a chi le chiede se si possa sciogliere la riserva su Federico Freni, indicato dalla Lega fin dall’inizio dell’anno. «Continuo a ritenere che sia il profilo migliore», insiste invece Matteo Salvini – che con Meloni ha un breve scambio di saluti, con tanto di foto abbracciati e sorridenti, al Salone del Mobile di Milano. Ma l’indicazione dell’attuale sottosegretario al Mef non è mai piaciuta a Forza Italia e anche a Palazzo Chigi- si ragiona in ambienti della maggioranza – ci si starebbe interrogando sul suo potenziale conflitto di interesse, dato che Freni è stato l’estensore della riforma del Testo unico della Finanza. La sua nomina desterebbe perplessità anche oltre la politica, come testimonia il sindacato dei lavoratori dell’autorithy (Sibic-Fisav), che sottolinea come sia «centrale» l’indipendenza del presidente, e chiede che legge Frattini, Severino e anche la normativa europea siano applicate «in modo rigoroso e coerente».
Il passo indietro in Terna
Nel frattempo sembrerebbe trovare una ricomposizione, dopo il tira e molla di questi giorni, la querelle con l’ad uscente di Terna. La questione «è abbastanza semplice», Di Foggia «deve scegliere tra buonuscita e la presidenza dell’Eni», aveva detto sempre da Milano la premier. E a sera, dopo un’altra giornata in cui si sono rincorse voci di ogni tipo, è arrivata la scelta. Di Foggia dovrebbe quindi rinunciare alla cosiddetta severance (l’indennità di fine rapporto) da circa 7 milioni e accettare di succedere a Giuseppe Zafarana alla presidenza del Cane a sei zampe.












