Storie Web giovedì, Aprile 30

L’intelligenza artificiale di Google, quella che risponde prima ancora che il lettore abbia scelto un link, finisce sul tavolo della Commissione europea. L’Agcom ha deciso di inviare a Bruxelles una segnalazione sui servizi AI Overviews e AI Mode offerti da Google Ireland, chiedendo una valutazione alla luce del Digital Services Act. Il passaggio è tecnico, ma anche politico. Perché dentro quelle risposte sintetiche che compaiono in cima alle ricerche si gioca una partita che riguarda giornali, ricavi digitali, diritto d’autore e pluralismo dell’informazione.

La decisione è stata presa ieri, nella seduta del 29 aprile 2026, dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Il voto non è stato unanime: contraria la commissaria Elisa Giomi. Il fascicolo nasce da una segnalazione della Fieg, che denuncia gli effetti dell’introduzione in Italia di AI Overviews.

Secondo gli editori, le nuove funzioni di Google rischiano di ridurre visibilità e reperibilità dei contenuti giornalistici: meno clic ai siti che producono notizie, meno ricavi pubblicitari, più difficoltà a finanziare redazioni e autori. A pagare il conto sarebbero soprattutto le testate più piccole e indipendenti.

Fino a ieri il motore di ricerca indicizzava, ordinava e rimandava alle fonti. Ora, con le risposte generate dall’AI, l’utente può trovare nella pagina di Google una sintesi del contenuto cercato. La “posizione zero” diventa così il nuovo luogo del consumo informativo. Ma se il lettore resta lì, senza entrare nei siti, il rapporto tra piattaforma e giornali cambia natura. Non più solo distribuzione del traffico, ma possibile sostituzione dell’accesso alle fonti.

La Fieg indica anche un secondo rischio: che le risposte dell’intelligenza artificiale contengano errori, imprecisioni o informazioni inventate, le “allucinazioni”, senza strumenti immediati per verificarne l’origine. Se la sintesi automatica diventa filtro prevalente, chi garantisce trasparenza, responsabilità e pluralità delle fonti?

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