Storie Web martedì, Maggio 26

Lo schema

Secondo quanto ricostruito, parte dei fondi pubblici destinati al Festival sarebbe stata dirottata sull’associazione. L’operazione sarebbe avvenuta tramite affidamenti presentati come servizi di inclusione e solidarietà sociale. Le indagini hanno però svelato che, in sostanza, gli affidamenti non sarebbero stati altro che «una forma di contribuzione stabile e continuativa non adeguatamente documentata».

Lo schema si sarebbe ripetuto ogni anno: venivano presentati progetti sociali dal contenuto generico – da campagne di sensibilizzazione ad assistenza e inclusione, passando per iniziative di beneficenza e servizi di supporto – inseriti in seguito tra le spese finanziate con fondi pubblici.

E gli incarichi, conferiti ogni anno per importi praticamente identici, sarebbero stati rendicontati nell’ambito dei contributi europei e regionali ottenuti dall’Ente. Dalle indagini emerge inoltre che gran parte dei fondi ricevuti – quasi esclusivamente risorse provenienti dagli affidamenti del Giffoni Film Festival – sarebbe stata usata per coprire il costo dell’unica dipendente.

Molte delle attività sociali di cui si occupava l’associazione sarebbero in realtà state svolte gratuitamente da enti terzi o associazioni partner mentre le spese sostenute sarebbero state «modeste, scarsamente pertinenti o prive di collegamento diretto con le attività rendicontate».

I conflitti d’interesse

Infine, è stato rilevato un possibile conflitto di interesse tra i vertici di Giffoni Experience e l’associazione. Il direttore artistico dell’Ente in alcune annualità avrebbe certificato la regolare esecuzione delle prestazioni oggetto degli affidamenti, mentre il Responsabile Unico del Procedimento – e anche in questo caso sono emersi rapporti familiari con l’associazione beneficiaria – avrebbe attestato alla Regione il regolare svolgimento delle prestazioni e la conformità delle procedure amministrative.

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