Storie Web domenica, Agosto 9

Torna a salire la tensione sull’asse tra Berlino e Roma in materia di flussi migratori e gestione dell’asilo. Sotto la pressione politica della forte ascesa nei sondaggi della destra di Alternative für Deutschland, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha deciso di imprimere una svolta rigorosa alle politiche d’accoglienza, annunciando il ripristino forzato dei trasferimenti dei cosiddetti “dublinanti” verso l’Italia.

La misura interrompe una fase di stallo formale avviata nel 2022, quando il governo guidato da Giorgia Meloni aveva sospeso il riassorbimento dei richiedenti asilo sbarcati inizialmente sulle coste italiane, situazione che pareva parzialmente sanata dall’intesa siglata tra i due Paesi nel dicembre 2025 per azzerare il pregresso. Un portavoce del Ministero dell’Interno tedesco ha tuttavia chiarito che, a partire dall’entrata in vigore del nuovo Regolamento europeo sull’asilo (Geas) lo scorso 12 giugno, la Germania intende pretendere la rigorosa applicazione delle regole comunitarie. Per Berlino, l’effettiva operatività dei rientri in Italia e Grecia rappresenta la precondizione indispensabile per il funzionamento dell’intero sistema europeo.

Friedrich Merz (Ansa)

A simbolizzare questo cambio di rotta è la vicenda di Abdirisaq Warsame, una ventiduenne somala giunta in Germania lo scorso marzo per ricongiungersi con la madre e il fratello dopo essere fuggita da un matrimonio combinato e aver attraversato l’Italia. Attualmente ospitata in un centro d’accoglienza in Baviera, la giovane si è vista recapitare la notifica ufficiale del trasferimento: il prossimo 19 agosto la polizia preleverà la richiedente asilo per scortarla nel nostro Paese, ritenuto unico competente per la valutazione della sua domanda a seguito del meccanismo del silenzio-assenso scattato tra le autorità dei due Stati.

Benché il numero complessivo delle persone destinate ai respingimenti verso l’Italia rimanga per ora incerto, l’avvio delle procedure segna l’apertura di un nuovo, complesso capitolo nei rapporti diplomatici e nella gestione della sovranità sui confini interni dell’Unione Europea.

Perché proprio ora?

Ma perché la decisione della Germania arriva proprio in questo momento, nel pieno di quella che è una effettiva crisi diplomatica tra il nostro Paese e la Spagna dopo la vicenda di Ceuta e la scelta nazionale di chiudere Schengen? La Germania adotta una posizione fortemente pragmatica. Da un lato, il governo tedesco riconosce la piena legittimità delle decisioni italiane, avendo esso stesso ripristinato a più riprese le verifiche ai propri confini terrestri per contrastare i flussi irregolari. Dall’altro lato, Berlino mantiene una linea di estremo rigore sull’applicazione del Patto UE su Migrazione e Asilo e del Regolamento di Dublino, pretendendo che le chiusure temporanee non servano a eludere, per l’appunto, gli obblighi di prima accoglienza e la presa in carico dei richiedenti asilo entrati dal territorio italiano. Una paura che viene vissuta in modo importante dai tedeschi e dalla “tedesca” presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen.

Giorgia Meloni con Pedro Sanchez - 2023

Giorgia Meloni con Pedro Sanchez – 2023 (LaPresse)

La crisi con la Spagna

La posizione spagnola ha invece assunto toni di aperto scontro diplomatico. A seguito delle misure applicate da Roma sui collegamenti marittimi e aerei con la Spagna, il governo di Madrid ha denunciato una scelta ritenuta ingiusta e sproporzionata. L’esecutivo spagnolo ha così risposto applicando un rigoroso principio di reciprocità e attivando a sua volta verifiche di frontiera per i viaggiatori in arrivo dall’Italia. Sullo sfondo, le istituzioni comunitarie continuano a monitorare la situazione, ribadendo che la sospensione delle garanzie di Schengen deve rimanere una misura eccezionale, temporanea e proporzionata. La paura europea è che, sulla vicenda migranti, si possa scatenare un effetto domino tra i Paesi maggiormente soggetti ai flussi migratori e questo comprometta tutta l’infrastruttura di regole legate agli accordi di shengen sulla libera circolazione di uomini e merci.

Ceuta

Ceuta (Tg1)

La paura dell’effetto domino può mettere in crisi l’Europa

Le analisi della Commissione Europea e dei principali centri di ricerca stimano che i controlli fisici alle frontiere costino all’economia continentale svariati miliardi di euro all’anno soltanto in spese dirette. Il settore della logistica e del trasporto merci su strada subirebbe le conseguenze più immediate, con attese ai valichi che trasformano i ritardi dei tir in un costo operativo costante per le aziende di spedizione. Questo rallentamento metterebbe in sofferenza le filiere industriali basate sulla produzione just-in-time, (che mira a produrre solo ciò che serve, nella quantità richiesta e nel momento esatto in cui viene domandato dal mercato), costringendo le imprese ad aumentare le giacenze di magazzino.

Stop Schengen con Spagna, A Fiumicino controlli a campione su passeggeri di Paesi terzi (extra Ue) in arrivo dalla Spagna

Stop Schengen con Spagna, A Fiumicino controlli a campione su passeggeri di Paesi terzi (extra Ue) in arrivo dalla Spagna (Ansa)

Le ripercussioni toccherebbero da vicino anche il mercato del lavoro e il turismo. Oltre un milione e mezzo di lavoratori transfrontalieri che ogni giorno attraversano i confini interni (in Italia sono 120mila) si troverebbero ad affrontare ritardi sistematici, con una conseguente perdita netta di produttività e una progressiva disincentivazione della mobilità professionale nelle regioni di confine. 

Sul fronte turistico, l’incertezza e le lungaggini burocratiche penalizzano sia gli spostamenti interni sia l’attrattività dei tour pluridestinazione dedicati ai visitatori extra-comunitari.

Non vanno infine trascurati i costi diretti per le finanze pubbliche dei singoli Stati membri. Il pattugliamento costante delle frontiere, il dispiegamento di personale delle forze dell’ordine e l’allestimento di infrastrutture di controllo temporanee comportano uscite milionarie per i bilanci nazionali. Nel lungo periodo, gli economisti avvertono che il definitivo superamento della libera circolazione si tradurrebbe in una vera e propria tassa ombra sugli scambi commerciali, capace di deprimere il Prodotto Interno Lordo europeo di centinaia di miliardi di euro nell’arco di un decennio.

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