BRUXELLES – A tre mesi dagli avvenimenti di Ceuta, la Commissione europea ha presentato ieri un ulteriore rafforzamento di Frontex, l’agenzia europea di protezione delle frontiere esterne dell’Unione. Tra le altre cose la proposta legislativa presentata dall’esecutivo comunitario prevede la nascita di un Centro di coordinamento del rimpatrio delle persone senza diritto di residenza sul territorio europeo nonché la nascita di una forza d’intervento rapido.
«Oggi proponiamo che Frontex diventi l’attore centrale dell’Unione europea in materia di rimpatri», ha spiegato ieri alla stampa il commissario per gli Affari interni, Magnus Brunner. «Sarà in grado di agire più rapidamente, grazie a una forza di reazione rapida che potrà intervenire entro 24 ore e individuare i rischi in anticipo, prima che un evento si trasformi in una crisi». Frontex nacque nel 2004, e fu già rafforzata in occasione della crisi migratoria del 2015-2016.
L’iniziativa della Commissione europea giunge dopo che nello scorso luglio 70mila persone sono arrivate d’improvviso a Ceuta, l’enclave spagnola in Marocco. Morirono in quella occasione circa 70 persone. La crisi si risolse quando la stragrande maggioranza delle persone tornò in territorio marocchino. Il dramma di Ceuta provocò la viva reazione di alcuni paesi membri. In una lettera alla Commissione europea, 22 governi (tra cui quello italiano) chiesero un ulteriore giro di vite sul fronte migratorio.
Concretamente, Bruxelles propone la nascita di un centro di coordinamento dei rimpatri di persone che non hanno diritto di residenza sul territorio comunitario. Frontex avrà il compito «di coordinare e organizzare in modo proattivo i rimpatri in tutta l’Unione europea, sempre in linea con le esigenze degli Stati membri». L’agenzia europea potrà organizzare deportazioni da paesi non europei verso paesi non europei, ha precisato la Commissione europea.
La questione dei ritorni è diventata delicata. Molti governi europei vogliono accelerare l’iter di espulsione. Nel 2025 Frontex ha già contribuito al rimpatrio di 63.500 persone, ossia il 43% dei ritorni effettuati l’anno scorso a livello europeo. Tra le altre cose l’agenzia comunitaria ha facilitato l’organizzazione di 220 voli charter. Bruxelles ha assicurato che «Frontex dispone di un sistema chiaramente definito per garantire il rispetto dei diritti fondamentali nel contesto delle proprie operazioni».


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