Storie Web sabato, Novembre 7

Una candidatura alle presidenziali francesi del 2027 “non rientra nei miei piani. Non è il mio futuro. Ma voglio poter dire la mia in quel dibattito”.

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Lo afferma la presidente della Bce Christine Lagarde in un’intervista al quotidiano giapponese Yomiuri Shimbun, spiegando che i 7 anni alla guida dell’Eurotower “non sono stati una passeggiata. È stata una sfida dopo l’altra, un lavoro intenso svolto in stretta collaborazione con i miei colleghi”.

L’addio – osserva – “avviene solo con circa nove mesi di anticipo rispetto a quanto previsto” in un momento in cui “a livello globale, vedo una serie di principi e valori sotto attacco. Si tratta di principi e valori che io stesso considero fondamentali: lo stato di diritto, la cooperazione internazionale, il commercio inteso come motore di prosperità e crescita, il rispetto per tutte le culture e per ogni essere umano”.

Bce, Lagarde: “Lascio perché non posso restare neutrale”

“Sono ideali che hanno fatto parte della mia formazione e che mi hanno accompagnato per tutta la vita. E ora vedo che sono minacciati” spiega e quindi “per me è importante scendere in campo per difenderli. Nel mio Paese, la posta in gioco è alta in vista delle elezioni presidenziali. E noto che molte questioni cruciali non vengono affatto discusse, oppure vengono affrontate basandosi su fatti errati o su principi sbagliati”. “Quando sento uno dei candidati, peraltro ben posizionato nei sondaggi, sostenere che il debito sovrano debba essere ’bruciato’, non posso restare in silenzio. Voglio poter dire la mia, basandomi sui fatti, sui dati e sulla verità, anziché ascoltare passivamente una propaganda basata su invenzioni”.

Lagarde durante la sua intervista è tornata sulla scelta delle dimissioni dall’incarico di presidente della Bce, che lascerà il 7 febbraio 2027, circa nove mesi prima della scadenza del mandato, prevista per fine ottobre. “Sono stati sette anni della mia vita molto intensi, difficili, con forti impegni in tempi travagliati. Non è stata una passeggiata. È stata una sfida dopo l’altra – ha spiegato – un lavoro intenso in stretta collaborazione con i miei colleghi. Siamo una squadra che si è formata nel corso degli anni, che ha perso e acquisito membri: queste sono le regole del gioco. L’istituzione rimane immutabile, ma i governatori vanno e vengono, i presidenti vanno e vengono. È sempre con una certa emozione che si decide di andarsene, che è la fine”.

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