I numeri
A fronte dell’entrata in vigore del nuovo tariffario prevista per il 21 settembre, definita insostenibile e ampiamente sottostimata rispetto ai reali costi di erogazione, la rinuncia alle convenzioni pubbliche da parte della rete territoriale accreditata determinerebbe un vero e proprio collasso per il servizio pubblico con in media, come detto, tra 1 e 1,2 milioni di prestazioni disponibili in meno.
In particolare, con il blocco della diagnostica e della specialistica il Ssn perderebbe ogni giorno circa 750.000 analisi di laboratorio, oltre 100.000 esami di diagnostica per immagini (Tac, risonanze, ecografie), 150.000 visite specialistiche e decine di migliaia di trattamenti riabilitativi finora erogati per conto dello Stato.
Inflazione “mangia-tariffe”
Nonostante il lungo contenzioso amministrativo sul Tariffario che adegua, lo ricordiamo, le cure Lea cioè le prestazioni erogate in ambito Ssn gratuitamente o con ticket e malgrado i recenti adeguamenti dei rimborsi, secondo Uap e FederAnisap «la realtà contabile denuncia criticità strutturali che rischiano di mettere in ginocchio centinaia di centri convenzionati». Le due associazioni sottolineano l’insufficienza dei correttivi messi a punto al ministero: il confronto di 2.040 prestazioni con la rivalutazione dell’inflazione Istat (circa il +4,2%) – attaccano – mostra che ben 1.591 tariffe (il 78%) sono rimaste congelate. Tra le 448 aumentate, 156 crescerebbero meno dell’inflazione. Complessivamente, ben 1.748 tariffe su 2.040 (l’85,7%) risultano inferiori al valore che avrebbero raggiunto con il semplice recupero dell’inflazione, mentre la variazione mediana sull’intero nomenclatore è pari a zero».
Liste d’attesa osservate speciali
Un vuoto assistenziale di queste dimensioni – avvisano ancora i privati convenzionati – trasferirebbe l’intera domanda sugli ospedali pubblici, incapaci di assorbire tali volumi, provocando l’allungamento indefinito dei tempi di attesa e l’intasamento dei Pronto soccorso.
Ad ampliare lo scenario guardando alla sostenibilità dell’intero sistema sanitario è la presidente Uap, Mariastella Giorlandino: «La domanda dalla quale vogliamo partire – ha dichiarato – è molto semplice: come possiamo garantire ai cittadini cure più tempestive utilizzando meglio le risorse disponibili? Non possiamo continuare a discutere di sanità soltanto attraverso volumi, tetti di spesa e numero delle prestazioni. Il vero parametro deve essere il risultato ottenuto per il paziente: quanto deve aspettare, se riesce realmente ad accedere alla diagnosi e alla terapia, quale continuità assistenziale gli viene garantita». Secondo Giorlandino, le tariffe devono permettere concretamente di erogare le prestazioni e la programmazione deve fare in modo che quelle prestazioni siano disponibili nel momento in cui il cittadino ne ha bisogno. Una tariffa insufficiente non è un problema contabile confinato ai bilanci delle strutture: può trasformarsi in meno personale, meno investimenti, minore capacità produttiva e, alla fine, maggiore difficoltà di accesso alle cure», conclude.
