Storie Web mercoledì, Settembre 9

Il peso corporeo che ruolo ha nella salute delle ginocchia?

Il peso corporeo è uno dei fattori di rischio meglio documentati per l’artrosi del ginocchio e agisce in due modi. Il primo è meccanico: più peso corporeo significa più carico sull’articolazione a ogni passo. Il secondo è metabolico ed è meno intuitivo: il tessuto adiposo produce sostanze, le adipochine, capaci di favorire un’infiammazione a livello articolare, indipendentemente dal solo carico meccanico. In uno studio randomizzato condotto su adulti sovrappeso o obesi con artrosi di ginocchio, la perdita di peso ottenuta con dieta ed esercizio fisico ha ridotto il carico di compressione sul ginocchio e migliorato dolore, funzione e capacità di cammino, con un beneficio maggiore nelle persone che avevano perso più peso.

È vero che anche il modo in cui è “strutturato” il ginocchio può predisporre all’artrosi?

Sì. Oltre al peso corporeo, conta anche la biomeccanica dell’articolazione, cioè il modo in cui il carico si distribuisce durante il movimento. Una revisione sistematica con meta-analisi di quasi 60 studi ha rilevato che le persone con artrosi di ginocchio presentano più frequentemente, rispetto a chi non ne soffre, un malallineamento dell’articolazione (ginocchio varo, cioè “a parentesi”, o valgo, cioè a “X”), una ridotta forza muscolare intorno al ginocchio, deficit di propriocezione – cioè la capacità di percepire la posizione dell’articolazione nello spazio – e un’alterata lassità legamentosa Un ampio studio di coorte condotto negli Stati Uniti ha inoltre mostrato che il ginocchio varo aumenta il rischio di sviluppare artrosi tibiofemorale ex novo, e che in ginocchia con artrosi già presente sia il varismo sia il valgismo accelerano il peggioramento nel comparto dell’articolazione più sollecitato dal disallineamento. Questo spiega, in parte, perché due persone con le stesse abitudini di attività fisica possano avere un rischio diverso di sviluppare artrosi: non conta solo quanto ci si muove, ma anche come il carico si distribuisce sull’articolazione. Un fisiatra, un ortopedico o il fisioterapista

possono valutare questi aspetti ed eventualmente indicare esercizi di rinforzo muscolare mirati. Un altro elemento da considerare, soprattutto nelle donne, è la menopausa: i cambiamenti ormonali di questa fase sono associati a una maggiore frequenza di dolore muscolo-scheletrico e potrebbero contribuire anche a processi artrosici, anche se il ruolo causale non è ancora completamente chiarito (ne abbiamo parlato nella scheda “La menopausa può provocare dolori alle articolazioni?”).

Cosa posso fare in pratica per proteggere le ginocchia nel tempo?

L’indicazione più solida viene da una revisione Cochrane che ha analizzato 139 studi randomizzati per un totale di oltre 12.000 partecipanti: l’esercizio terapeutico riduce il dolore e migliora la funzione fisica nelle persone con artrosi di ginocchio, con un beneficio moderato nel breve termine. Alcuni accorgimenti pratici utili sia per la prevenzione sia per la gestione di un’artrosi già presente: camminare, andare in bicicletta o fare attività in acqua sono scelte generalmente ben tollerate, da introdurre in modo graduale; rinforzare i muscoli intorno al ginocchio, in particolare il quadricipite, aiuta a rendere l’articolazione più stabile, soprattutto in presenza di malallineamento; se durante l’attività compare un dolore nuovo o aumenta il fastidio è opportuno ridurre temporaneamente il carico e adattare l’esercizio; se il dolore è intenso o persistente, oppure compaiono gonfiore, cedimento o blocco articolare, è indicata una valutazione medica; mantenere un peso corporeo adeguato, quando necessario, aiuta a ridurre sia il carico meccanico sia la componente infiammatoria di origine metabolica; in presenza di dolore persistente, gonfiore, cedimenti o rigidità che non migliora nel tempo, è opportuno rivolgersi al proprio medico di medicina generale.

Vale la pena ricordare, infine, che l’artrosi – quando compare – non è solo un problema di cartilagine “consumata”: è una malattia che coinvolge l’intera articolazione, incluso l’osso sottostante, la membrana sinoviale e i legamenti, e non è una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento. Nel mondo interessa circa 528 milioni di persone, con un aumento del 113% rispetto al 1990. In Italia, secondo le rilevazioni dell’Istituto Superiore di Sanità, artrosi e artrite insieme interessano una quota rilevante della popolazione, in particolare le donne in età avanzata.

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