L’identità è qualcosa di statico o di dinamico, di solido o malleabile? Un nucleo stabile esiste, ma poi ogni esperienza cambia la direzione, ristabilisce l’asse. Vale per le persone come per le case di moda.
Ferragamo lo dimostra: essendo nato dall’accessorio, in particolare dalle scarpe, il marchio è per intima natura cangiante nell’estetica, coerente invece nella attenzione artigiana al dettaglio e nell’urgenza di sperimentare rimanendo nel perimetro del bello classico. In aggiunta, l’attuale direttore creativo, Maximilian Davis, ci ha messo giustamente del tempo a tarare la propria formula. Da qualche stagione, finalmente, il suo Ferragamo ha un timbro non equivocabile: monumentale, voluttuoso, maturo. Quest’ultimo aggettivo è importante: Davis sembra alieno dalla febbre permanente del giovanilismo ad ogni costo che ridicolizza tanta moda attuale. La sua donna e il suo uomo hanno la consapevolezza di chi un po’ di vita la ha vissuta. Ispirata agli anni 40, al glamour di quegli anni come alle uniformi del primo vero ingresso delle donne nel mondo del lavoro, la nuova collezione è un dialogo assai riuscito tra tailoring e flou, con l’accento sulla curva invece che sulla linea retta. Certo, lo sguardo su quel periodo storico riattiva il fantasma di Saint-Laurent – con e senza Yves – ma la traduzione ha un tono aspro molto italiano, molto fiorentino, quindi originale.
L’identità di Ermanno Scervino è un modo di fare le cose – con cura estrema e manualità lieve – convogliato nella ricerca costante di bellezza – una bellezza serena, gentile, mai sfidante. Una giacca di ispirazione militare come un abito di pizzo, nelle mani di Ermanno Daelli, parlano allo stesso modo, riconoscendo la complessità del pubblico femminile, il gusto muliebre per le personalità molteplici. Questa stagione il viaggio è corsaro, con tocchi di irriverenza: dai mini pouf ai suit, passando per le mini marsine da marcetta, tutto torna.
L’identità di The Attico, così discinta e scintillante, è insieme prismatica e chiara: un riflesso autentico delle personalità di Gilda Ambrosio e Giorgia Tordini, autrici del progetto, e del loro interesse per un racconto sfaccettato del femminile. Questa stagione l’interesse delle due si focalizza sulla vita segreta delle donne, per come rappresentata dal letto – sul quale siedono gli ospiti. È un affascinante espediente narrativo, ma per il resto poco cambia: la visione che si materializza è un The Attico paradigmatico, appena più stropicciato e sonnolento del solito. Il voltaggio sexy è alto, e così piume e glitter; non per tutti, ma coerente e convincente.
Massimo Giorgetti entra in una nuova fase con MSGM: il cambio di logo, profusamente narrato, corrisponde ad una evoluzione identitaria, nel senso che il passaggio dal carattere bold ad un font più sottile coincide con una idea di maturità, stabilità, calma. Sia chiaro, il pop e il colore sono sempre lì, ma l’enunciato è più asciutto, meno adolescenziale.
