In un momento di alta tensione per l’autotrasporto, in cui il caro gasolio ha causato blocchi e manifestazioni spontanee, in particolare nel Mezzogiorno, Guido Bertolone, ad del corriere espresso Gls Italy e presidente di Fedit (Federazione italiana trasportatori) lancia un allarme proprio sulla conflittualità. Causata non solo dall’innalzamento del prezzo del carburante ma anche «dalla perdita di rappresentatività dei sindacati storici, a favore di associazionismo di base», in un momento in cui la produttività, nell’autotrasporto, «è bassissima» e si rifiutano strumenti che potrebbero migliorarla, come il Gps o l’utilizzo di intelligenza artificiale.
«Lo scenario generale competitivo del trasporto in Italia – dice Bertolone – è assolutamente sotto stress, da molto tempo, e non soltanto per i costi energetici; se, su questo, siamo fanalini di coda in Europa, siamo assai deboli anche sui temi di politica industriale. La logistica, nel nostro Paese, è sempre stata vista molto dal punto di vista infrastrutturale e poco da quello economico d’impresa; come se l’infrastruttura risolvesse tutto. In realtà avevamo un gap infrastrutturale ma abbiamo pure un grandissimo gap d’impresa, anche sotto il profilo dimensionale».
«L’Italia, unico Paese in Ue, retrocede su digitalizzazione nel trasporto»
Nel breve, prosegue, il problema, sotto il profilo tattico, è quello della crescita dell’inflazione e della pressione dei costi, con competitività ed efficienza troppo basse. Dal punto di vista strategico, il tema fondamentale, secondo me, è quello di recuperare produttività e attivare delle politiche al servizio della logistica, che poi sono al servizio della produzione. Questi sono i due paradigmi. In questi giorni ci sono manifestazioni sul costo carburante: è sicuramente una questione importante, però, in termini più generali, è rilevante la politica industriale. Ad esempio, va messo sul tavolo il tema dell’utilizzo delle tecnologie, che poi si declina nell’Ai».
Su questi temi, sottolinea Bertolone, «l’Italia è forse l’unico Paese in Ue che sta retrocedendo, invece di avanzare. Oggi da noi qualsiasi strumento digitale è visto come un’ingerenza verso il lavoratore e non come uno strumento di produttività. L’utilizzo del Gps, o del routing stradale, è interpretato come elemento di ingerenza sul lavoratore, come meccanismo di eterodirezione, di controllo, piuttosto che strumento di produttività e di supporto al guidatore. Per me questo suscita un allarme gigantesco».
«La parte sindacale di base è un caporalato 2.0»
Ovviamente, aggiunge, «il costo della vita, in questo momento in particolare, è un tema che non si può sottovalutare, così come il livello di stipendio medio in Italia, che non è un tema solo della logistica ma generale, anche quando è completamente trasparente; me ne rendo perfettamente conto. Però non va bene quando questo sistema perpetua se stesso, ricattando e creando dei blocchi: non sto parlando di sciopero, sto parlando di bloccare i cancelli, di creare delle azioni coordinate che a mio parere sono illegittime. Tutto questo sta creando grandissime fratture e danni economici. Le richieste sindacali nascono sicuramente da elementi di tensione e dalla nostra storia passata. Oggi, però, la parte sindacale di base, dal mio punto di vista, è un caporalato 2.0; perché si tratta di sistemi di potere che si sono creati nei magazzini, partendo da una diffusa mancanza di trasparenza, e in alcuni casi di legalità, di questo settore, che però si sta superando e i grandi hanno già superato. Ciò nonostante, questi sistemi di potere continuano a perpetrarsi e hanno un’illegalità diffusa».
