Un miliardo di euro in due anni per aiutare le famiglie più in difficoltà a fare la spesa. Con la firma del decreto interministeriale tra Agricoltura, Lavoro ed Economia, diventa operativo il “Fondo Alimentare 2026 e 2027” previsto dall’ultima Manovra (articolo 1, commi 5 e 6). Si tratta di 500 milioni per ciascuna annualità destinati ai nuclei familiari con Isee non superiore a 15mila euro. Un’attuazione che, così, porta il totale delle risorse stanziate nella Finanziaria a poco meno del 90%.

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La prima carica a ottobre

La misura – attiva dal 2023 – opera attraverso la “Carta dedicata a te”, prepagata Postepay distribuita da Poste Italiane. Per ogni nucleo familiare sono previsti 500 euro, erogati in due tranche (nel 2027, però, l’importo potrà essere rideterminato in base alle risorse residue dell’annualità precedente). La prima carica parte da ottobre 2026, la seconda da aprile 2027. Tutto deve essere speso entro il 10 ottobre 2027.

La procedura

La procedura è automatica. L’Inps costruisce gli elenchi dei beneficiari e li trasmette ai Comuni, che verificano residenza e incompatibilità con altre misure locali. Poi le liste tornano all’Inps, diventano definitive e arrivano a Poste Italiane per l’emissione delle carte. I tempi sono scanditi con precisione: trenta giorni per il decreto direttoriale delegato del ministero dell’Agricoltura dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, altri trenta per l’Inps, venti per i Comuni, dieci per la definitività degli elenchi. Chi non usa la carta entro il 16 dicembre 2026 decade dal beneficio del primo anno, ma può recuperare la quota 2027 attivandola tra il 1° aprile e il 31 agosto 2027.

I requisiti

I requisiti per accedere sono due: iscrizione nell’anagrafe comunale di tutti i componenti del nucleo e Isee ordinario in corso di validità sotto i 15mila euro. Sono esclusi i nuclei che già percepiscono l’assegno di inclusione, la vecchia carta acquisti o qualsiasi altro sussidio di sostegno alla povertà — nazionale, regionale o comunale. Basta un solo componente percettore a far scattare l’incompatibilità anche per le misure di integrazione salariale: fuori Naspi, Dis-Coll, cassa integrazione e qualsiasi altra forma di sostegno in caso di disoccupazione involontaria.

Distribuzione territoriale

La distribuzione territoriale delle carte segue un doppio binario. La metà delle risorse va ai Comuni in proporzione alla popolazione; l’altra metà è calibrata sulla distanza tra il reddito pro capite locale e la media nazionale, ponderata per gli abitanti — un criterio che favorisce esplicitamente i territori più poveri. Il riparto preciso comune per comune sarà definito nel decreto direttoriale delegato. Dentro ogni Comune, la priorità va ai nuclei con almeno tre componenti e un figlio nato entro il 31 dicembre 2012, poi a quelli con minori fino al 2008, infine alle famiglie numerose in senso lato.

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