I volontari della Croce Rossa Italiana giunti per soccorrere Abderrahim Fakir a Bologna “sono intervenuti con manovre di rianimazione cardiopolmonare e defibrillatore per tentare di salvare l’uomo”, precisa la stessa Croce Rossa, “nel pieno rispetto del lavoro dei magistrati”.
“Riteniamo doveroso – afferma la Cri – ribadire e precisare che secondo le informazioni in nostro possesso e contrariamente a quanto dichiarato ieri e riportato da alcuni organi di stampa questa mattina, l’equipaggio di soccorritori ha praticato manovre di rianimazione cardiopolmonare sul paziente dal momento in cui è stato possibile intervenire fino all’arrivo dell’automedica, il cui intervento è stato richiesto alla centrale operativa dallo stesso equipaggio della Croce Rossa Italiana dopo pochi minuti dal suo arrivo sul luogo”.
La Croce Rossa Italiana esprime nuovamente cordoglio e vicinanza alla famiglia di Abderrahim Fakir e totale disponibilità a collaborare con gli inquirenti e l’Ausl – come dichiarato da subito – per fare piena chiarezza sulla vicenda tragica avvenuta domenica a Bologna. “Oltre alle manovre di rianimazione – spiega la Cri in una nota – l’equipaggio ha usato il defibrillatore (DAE) di cui è dotato, che è stato consegnato ai magistrati”. Le fasi dell’intervento di soccorso appena descritte, sottolinea la Croce rossa, “non sono visibili nel video inizialmente diffuso, ma si evincono da altri video mostrati successivamente da organi di stampa, ad esempio l’edizione serale del TG5 di lunedì 20 luglio”.
Il fidanzato della nipote: “Lasciateci elaborare il lutto”. Il cognato: “Vogliamo riportarlo in Marocco per i funerali, subito dopo l’autopsia”
“In questo momento non vogliamo parlare con nessuno. Fateci elaborare il lutto in santa pace e fateci stare tranquilli, se è possibile”: è l’appello di Davide Di Leva, compagno di Yossra Fakir, nipote di Abderrahim. Di Leva ringrazia i media “per la vicinanza” espressa in questi giorni, ma spiega che la famiglia Fakir preferisce il silenzio. “Non vi preoccupate, l’attenzione è super alta. È super alta e lo sarà sempre di più”, afferma, sottolineando però che in questa fase “non ci servono scritti, stampa o media. Devono parlare le carte e la documentazione” e i referti dell’autopsia, che verrà eseguita con ogni probabilità entro il fine settimana. Ora, conclude, la famiglia Fakir chiede soltanto “di poter vivere questo momento in tranquillità”.
Sarà portata in patria, in Marocco, per il funerale, la salma, non appena l’autopsia lo consentirà: è questa l’intenzione della famiglia, che vuole seppellirlo a Casablanca, città di cui sono originari. “Stiamo aspettando i tempi dell’autopsia qui a Bologna – spiega il cognato Hamed Mimi, marito della sorella Nadia – Speriamo venga fatta questa settimana, altrimenti si va troppo avanti. Poi aspettiamo che il consolato prepari tutti i documenti per poter riportare la salma nel nostro Paese”.
Mimi racconta che gran parte della famiglia vive da molti anni in Italia, arrivata tra il 1993 e il 1994, e Abderrahim è cresciuto a Bologna. Era “una persona tranquilla” che “soffriva di asma, aveva problemi di cuore e aveva scoperto da poco una malattia molto seria. Era molto agitato anche per questa ragione”. Secondo il familiare, una volta immobilizzato, Fakir avrebbe dovuto essere messo in una posizione diversa. “Una volta che una persona è ammanettata e a terra, potevano almeno alzarlo o metterlo seduto. Non può stare per diversi minuti in quella posizione, perché non riusciva più a respirare”, afferma.
Mimi lancia un appello alla calma dopo gli scontri di lunedì notte. “Non vogliamo che succedano disordini in città, non serve a niente. Ormai Abderrahim è morto e la vita non torna indietro. La calma, la sicurezza e la tranquillità sono la cosa migliore”. E aggiunge: “Noi abbiamo manifestato per chiedere giustizia, non per fare caos. Se qualcuno si è infiltrato approfittando della situazione, non rappresenta la nostra famiglia. Speriamo solo che una tragedia così non capiti più a nessuno, che sia nero, bianco o giallo”.
Piantedosi: “Non temiamo nulla, le bodycam strumento per garantire trasparenza”
“Esiste un pregiudizio per cui si rovescia e si inverte l’onere della prova quando c’è qualcosa che riguarda l’azione delle forze dell’ordine: si presume, da parte di alcuni, la non legittimità. Ma noi non abbiamo timore di nulla” dice il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, a margine della presentazione delle nuove bodycam per gli addetti FS Security, rispondendo a chi gli chiedeva dell’“odio preventivo” evocato dalla premier Meloni e dal ministro Salvini dopo i fatti di Bologna. “Le forze dell’ordine sono le istituzioni al primo posto nel gradimento della maggioranza degli italiani, che sono persone serie, perbene e che vogliono bene al proprio Paese” ha rivendicato il titolare del Viminale. “Tutti gli episodi che sono successi sono ampiamente documentati. Viviamo un’epoca in cui la documentazione video e fotografica è molto diffusa, di questo ne siamo contenti e quindi andiamo avanti così” ha concluso Piantedosi.
“L’uso delle bodycam rappresenta uno strumento fondamentale non solo per creare deterrenza, ma anche per garantire trasparenza e certificazione dell’operato delle forze dell’ordine” ha poi chiarito il ministro dell’Interno alla presentazione dei nuovi dispositivi per gli operatori di FS Security. “Si sta parlando molto di bodycam anche in questi giorni per cose successe altrove – ha aggiunto Piantedosi -, abbiamo fatto la legge e la possibilità con cui le forze di polizia potessero creare non solo deterrenza, ma anche trasparenza e certificazione della loro attività: è stata una battaglia che abbiamo portato avanti e vinto insieme”.
Parole richiamate anche dal ministro dei Trasporti, e vicepremier, Matteo Salvini: “Sono convinto che a Bologna le bodycam renderanno chiarezza e giustizia a quello che è stato il legittimo intervento da parte degli operatori delle forze dell’ordine”.
Meloni: “Inaccettabile quanto accaduto a Bologna. Irresponsabile alimentare un clima di odio verso un Corpo dello Stato”
“Quanto accaduto a Bologna è inaccettabile. Sul decesso di Abderrahim Fakir è doveroso che vengano accertate eventuali responsabilità con il massimo rigore. La verità va ricercata fino in fondo, senza pregiudizi e senza sconti per nessuno. Ma nulla può giustificare la violenza contro le Forze dell’Ordine” scrive sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, commentando gli episodi di violenza a Bologna nel corso della manifestazione per la morte di Abderrahim Fakir.
“Chi ha scelto di usare questa vicenda come pretesto per mettere a ferro e fuoco la città, aggredire gli agenti e seminare violenza, mettendo a rischio anche l’incolumità di cittadini del tutto estranei ai disordini, non cercava la verità: cercava lo scontro” prosegue la presidente del Consiglio sulle manifestazioni di ieri. “Alimentare un clima di odio e di delegittimazione verso un intero Corpo dello Stato è un atto di grave irresponsabilità” aggiunge Meloni. “Trasformare migliaia di donne e uomini in divisa in un bersaglio significa colpire chi ogni giorno serve l’Italia con professionalità, sacrificio e coraggio”.
L’autopsia eseguita da un pool di specialisti. La polizia ha segnalato al 118 “un uomo alle prese con una crisi psichiatrica”
Sarà una consulenza tecnica collegiale, affidata ad un pool di specialisti, a eseguire l’autopsia sul corpo di Fakir per chiarire cause e tempi della sua morte. L’incarico sarà affidato dal procuratore Paolo Guido e dal pm Domenico Ambrosino nelle prossime ore. Da un primo esame, il marocchino aveva delle ferite sul capo e al volto e ne andranno accertate le cause. Per ricostruire la scena, i magistrati hanno già acquisito il video girato da un residente e circolato sul web e i filmati delle bodycam in dotazione ai due agenti di polizia. I due poliziotti hanno usato lo spray al peperoncino e poi hanno contenuto l’uomo, bloccandolo.
Quando hanno chiesto aiuto al 118, i poliziotti intervenuti ieri a Bologna in via Svevo avrebbero segnalato un uomo alle prese con una crisi psichiatrica: è quanto risulta dai primi accertamenti svolti dalla Procura. Poco prima i poliziotti erano stati chiamati da residenti, per la segnalazione di un uomo in escandescenza, che se la sarebbe presa con il conducente di un’auto che stava entrando in un garage vicino al luogo dove poi il 42enne marocchino è morto.
La Procura di Bologna ha disposto l’acquisizione delle telefonate con cui i residenti hanno chiesto l’intervento dei soccorsi, delle comunicazioni radio intercorse tra la sala operativa della Questura e le volanti intervenute in via Svevo e dei contatti tra la centrale operativa del 118 e gli equipaggi sanitari inviati sul posto.
La ricostruzione: le urla in garage, l’intervento degli agenti, la richiesta di aiuto e poi lo svenimento
È la tarda mattinata di un’afosa domenica d’estate quando, nel cuore del Pilastro, quartiere popolare e multietnico di Bologna, si consuma il dramma. Abderrahim Fakir, 42enne di origine marocchina, regolare in Italia e titolare di un’impresa di facchinaggio, muore in via Svevo immobilizzato dagli agenti di polizia. Le strade del quartiere – le stesse che nel 2020 finirono al centro delle cronache per il blitz elettorale di Matteo Salvini che si mise a suonare ai citofoni dei palazzi in cerca di spacciatori – sono immediatamente teatro di tensioni e proteste da parte di residenti e familiari della vittima.
Bologna , via Italo Svevo (GoogleMaps)
La ricostruzione dell’episodio poggia anche su un drammatico video registrato da un residente dalla finestra di casa.
Fakir, arrivato al Pilastro per fare visita ad alcuni parenti, avrebbe dato in escandescenze in un garage. Allertate dai cittadini, sul posto sono confluite una volante e un’ambulanza del 118. Davanti alla reazione dell’uomo, che ha preso a calci l’auto di servizio, i poliziotti hanno utilizzato prima lo spray al peperoncino e poi lo hanno bloccato a terra a pancia in giù, premendo le ginocchia per tenergli i polsi dietro la schiena.
Nel filmato si sente distintamente il 42enne urlare “Basta, aiuto!”, mentre una terza persona interviene per fermargli le caviglie prima che l’uomo perda i sensi. Minuti concitati a cui hanno assistito almeno due soccorritori del 118, che nel video si vedono intervenire solo in un secondo momento, quando l’uomo, ormai privo di conoscenza, viene legato a polsi e caviglie. L’Ausl di Bologna ha già disposto un’indagine interna sull’operato del personale sanitario.
La politica si divide
La Questura di Bologna ha fornito la propria versione dei fatti, rimarcando che l’intervento è scattato su richiesta dei cittadini per una persona in forte stato di alterazione e che il contenimento è avvenuto anche alla presenza dei sanitari. Le bodycam dei poliziotti sono state messe a disposizione del pubblico ministero Domenico Ambrosino. Nel frattempo, la politica si spacca: se il sindaco Matteo Lepore e il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele De Pascale hanno chiesto che venga fatta piena luce sulla dinamica, Lega e FdI prendono posizione a difesa della polizia.
“Sto sempre e comunque dalla parte dei poliziotti. Aspettiamo di capire cosa è successo. Gli agenti avevano le bodycam e ci sono i filmati e capiremo” ha detto il vicepremier Matteo Salvini, parlando della morte a Bologna di Fakir. “Gli agenti erano stati chiamati dai cittadini per intervenire e quello che è successo lo capiremo”.
“Azione si stringe al dolore dei familiari di Abderrahim Fakir per la tragica morte avvenuta ieri a Bologna, in zona Pilastro. Le drammatiche scene in cui la vittima chiedeva aiuto prima di morire lasciano tutti noi sgomenti. Abbiamo espresso la nostra solidarietà e continueremo ad esprimerla. Sarà tuttavia compito della magistratura indagare a fondo e tempestivamente sulle responsabilità di ognuno dei presenti. E sarà l’autopsia a chiarire la causa scatenante del decesso. Siamo sicuri che sia prioritariamente interesse delle forze di polizia garantire tutte le informazioni utili sull’evento di morte”, scrivono in una nota congiunta il senatore di Azione, Marco Lombardo, e l’europarlamentare di Azione, Elisabetta Gualmini.
“Chiediamo un’informativa urgente del ministro dell’Interno Piantedosi perchè le immagini di Bologna sono sconvolgenti: non avremmo mai voluto vedere un uomo morire sotto il peso di altre persone mentre gridava ‘aiuto’. Ci indigna che i colleghi della maggioranza non sentano ribollire dentro un sentimento di umanità e si schierino immediatamente dalla parte di una verità assoluta definita, non si sa come, da loro stessi. Noi chiediamo un’informativa del governo, quello che abbiamo visto non doveva accadere e chiediamo tutta la verità, quello che è successo è una ferita per tutto il Paese”. Così in aula alla Camera la deputata M5S Gilda Sportiello.
Bologna – Scontri per la città tra attivisti e forze dell’ordine dopo il presidio in ricordo di Fakir – 21/07/26 (Lapresse)
Applicata la nuova norma sullo ‘scudo’ per gli agenti. Funzionari di polizia: “Evitare processi sommari”
Per chiarire le circostanze e le cause della morte di Abderahhim Fakir, la Procura guidata da Paolo Guido ha iscritto un procedimento nell’apposito registro ‘modello’ 45 bis, “nei confronti di quanti hanno preso parte alle diverse fasi del prolungato intervento”. Non ci sono indagati, dunque, ma si tratta dell’applicazione della nuova norma sul registro, separato, destinato alle annotazioni preliminari, dove vengono iscritti i nomi di soggetti cui viene attribuito un fatto di reato commesso in presenza di una causa di giustificazione. Sarebbe la prima volta.
L’Associazione nazionale funzionari di polizia “esprime profondo cordoglio” per la morte di Fakir Abderrahim a Bologna e “manifesta sincera vicinanza ai suoi familiari. Proprio la gravità di quanto accaduto impone senso di responsabilità e rispetto per la verità dei fatti. Per questo riteniamo indispensabile evitare processi sommari e giudizi anticipati che rischiano di alimentare una rappresentazione parziale della vicenda, prima ancora che siano conclusi gli accertamenti dell’autorità giudiziaria”. Così in una nota il segretario dell’Associazione nazionale funzionari di polizia, Enzo Letizia.
Zuppi: “Non prevalgano l’odio, la violenza, anche verbale e nei social, la strumentalizzazione per nessuna ragione”
L’Arcivescovo di Bologna, cardinale Matteo Maria Zuppi, è vicino nella preghiera a chi soffre per quanto accaduto ieri al Pilastro, ed esprime vicinanza alla famiglia e a tutti coloro che stanno soffrendo. Invoca Dio perché in questo momento “non prevalgano l’odio, la violenza, anche verbale e nei social, la strumentalizzazione per nessuna ragione”, ma piuttosto “il rispetto, il dialogo e la giustizia”. In questa sofferenza, afferma, “la Chiesa ricorda di non stancarsi di costruire percorsi di pace e di incontro affinché alla cultura della morte prevalga la forza dell’amore che ci viene donato da Gesù, seminatore di bene nel cuore di ogni persona”.
L’omaggio dei bolognesi, fiori e scritte in via Svevo. Un amico rivela: “Soffriva di asma, stava male per questo”
Un mazzo di fiori appoggiato ai piedi di uno striscione con la scritta “Verità e giustizia per Fakir. Lo Stato uccide”: è questa l’immagine che oggi accoglie chi arriva all’angolo tra via Alfredo Bandini e via Italo Svevo, al Pilastro, davanti ai garage dove ieri pomeriggio è morto il 42enne. A deporre i fiori è stato un cittadino bolognese, che ha preferito restare anonimo. “Ho sentito il dovere di portare un omaggio spontaneo – racconta – perché quello che è successo mi ha lasciato basito e quasi senza parole. Non è tanto il fatto che questo sia un quartiere problematico, quanto la mancanza di umanità che ho visto dietro a questa vicenda. Mi ha colpito proprio la mancanza di empatia – aggiunge -, per questo ho sentito di fare questo gesto”.
“Era come un fratello. Quando sono arrivato dal Marocco è stato lui, insieme a sua madre e a suo fratello, ad aprirmi la porta di casa. Mi hanno ospitato per quasi tre anni, senza chiedermi nulla”: Mohamed Bujana è uno degli amici storici di Fakir. Oggi, insieme ad Antonietta Enacca, a Emanuela Piazza e ad altri conoscenti, è tornato davanti ai garage di via Svevo dove si è consumata la tragedia per chiedere “verità e giustizia”. “Era un bravissimo ragazzo, lavorava, veniva da una buona famiglia – racconta Bujana – magari ieri ha avuto un momento di delirio, questo può succedere, ma non era il modo giusto di trattare una persona. Non era un cane”. L’amico riferisce anche che Fakir soffriva di asma: “Era un ragazzo asmatico, stava male e chiedeva aiuto dicendo ‘non respiro’”.
“Lo conosciamo, è un ragazzo che abita qui nel quartiere, originario dell’ex Jugoslavia” racconta Antonietta Enacca, riferendosi all’uomo che compare nei video che ritrae la sequenza del suo arresto, fino alla sua morte, mentre tiene ferme le gambe di Fakir durante le fasi dell’intervento della polizia. Secondo quanto riferito dalla donna, l’uomo “non era quello con cui aveva litigato”. Da quanto si è appreso da testimonianze tra i residenti, potrebbero essere stati gli stessi agenti a chiedere al residente di aiutarli a immobilizzare Fakir dopo averne disposto l’arresto. “Per come lo conosco io – aggiunge la donna – è la prima volta che vedo una cosa del genere. Ho sempre conosciuto Abderrahim come un ragazzo normalissimo, un lavoratore, educatissimo e tranquillissimo. Quando ieri mi hanno raccontato che era andato in escandescenze ci sono rimasta”.










