Storie Web martedì, Settembre 8

Le offerte finali per rilevare Acciaierie d’Italia (ex Ilva) dovranno essere presentate entro il 15 ottobre. Occorrerà dunque aspettare oltre un mese per conoscere il destino del principale operatore siderurgico nazionale, per il quale al momento ci sono sul tavolo quattro opzioni: gli indiani di Jindal, che hanno già presentato un’offerta vincolante comprensiva di area a freddo e area a caldo, aggiornandola dopo il decreto della Corte d’Appello di Milano sulla fermata dell’area a caldo; una cordata di 15 imprese siderurgiche italiane coordinate da Federacciai, che al momento hanno presentato una manifestazione di interesse limitata all’area a freddo; Flacks group che non ha però ancora formalizzato la comfort letter chiesta dai commissari straordinari; e il gruppo ceco CE Industries che sarebbe tuttavia ancora in una fase esplorativa.

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Dall’incontro previsto oggi a Palazzo Chigi con le associazioni delle imprese, con i sindacati e gli enti locali non emergeranno dunque decisioni sulla vendita degli asset. Anzi, non si può escludere che la complessità del dossier porti più avanti anche a un breve differimento del termine del 15 ottobre.

Al centro del passaggio odierno con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e con i ministri che lavorano al dossier, ci sarà soprattutto un aggiornamento sulla tenuta dell’azienda in vista della chiusura dell’area a caldo attualmente prevista per il 28 ottobre. Proprio domani si terrà l’udienza fissata dalla Corte d’Appello di Milano sull’istanza di sospensiva che Ilva e Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria hanno presentato per il decreto di fermata. Se il ricorso fosse accolto, esito che appare al momento molto difficile, si rafforzerebbe l’ipotesi di un rilancio che contempli anche l’area a caldo, che è stata inclusa nell’offerta di Jindal.

Intanto, il governo è chiamato a fare già oggi il punto sia sulle risorse per la continuità produttiva, ribadendo che l’ultimo prestito statale garantisce all’azienda respiro al massimo fino al termine di ottobre, sia sugli impatti occupazionali. Il 4 settembre, in vista della chiusura dell’area a caldo, l’associazione di imprese Aigi ha comunicato ai sindacati che 28 aziende associate – collegate al siderurgico tra appalto e indotto – effettueranno più di 2.500 licenziamenti collettivi. Ma c’è poi il tema, delicatissimo, dei lavoratori diretti, che rischia di esplodere in una fase politica che si avvicina alla fine della legislatura e dunque alle prossime elezioni. Il periodo transitorio che trascorrerà tra la chiusura dell’area a caldo – a meno di una pronuncia sospensiva della Corte d’Appello – e la consegna delle chiavi al nuovo acquirente finirebbe per richiedere almeno tre mesi, protraendosi fino al temine di gennaio. Potrebbe essere inevitabile a quel punto coprire questo arco di tempo con un massiccio finanziamento della cassa integrazione, lasciando auspicabilmente in attività solo tra 1.500 e 2mila addetti dei laminatoi.

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