Il bisogno assoluto d’Europa, in un mondo sempre più complesso e sfidatnte. E poi la necessità di aprire nuovi mercati per contrastare la deriva protezionistica, l’urgenza di recuperare una sovranità digitale per non dipendere da scelte e priorità altrui.
Sono le tre priorità strategiche chiave poste dal presidente di Confindustria Varese Luigi Galdabini davanti alle imprese associate, nel corso dell’assemblea annuale svolta all’interno del sito Leonardo di Venegono, una delle eccellenze del territorio e punta di diamante dell’export locale e nazionale.
Di fronte alle complessità del quadro attuale – ragiona Galdabini – il bisogno di Europa cresce. E pur nella consapevolezza di dover migliorare e ridurre la burocrazia, la certezza è quella di un contesto in cui «nessuna nazione da sola può affrontare le grandi sfide del nostro tempo» e che «insieme possiamo essere più forti, più liberi, più capaci di decidere il nostro destino». Un orgoglio europeo – scandisce – che non è nostalgia ma responsabilità verso il futuro.
Altra direttrice chiave, a maggior ragione rilevante per una provincia a forte vocazione internazionale, è quella dell’export, puntando ad allargare il più possibile i mercati di sbocco. Se l’impatto dei dazi di Trump finora sul territorio è stato nullo (per Varese nel 2025 la crescita globale è stata del 20%, con un +47% verso gli Usa), Galdabini auspica la possibilità di un ritorno ad una crescita più stabile. E di fronte a questo scenario di chiusura oltreatlantico la risposta dell’Europa, dopo gli accordi con Mercosur e India, dovrebbe proseguire nella direzione dell’allargamento degli sbocchi commerciali, guardando anzitutto ad Australia e Indonesia.
Terza priorità strategica è quella della sovranità digitale, per una gestione autonoma del trattamento e del controllo del nostro patrimonio di dati e delle tecnologie connesse. Dati e processi che vanno governati e protetti perché se è vero che la condivisione faceva parte di un passato di un gioco partecipativo di una tecnologia e di una economia aperta, l’accelerazione del rischio geopolitico ha reso obsoleto e pericoloso questo approccio.










