Storie Web sabato, Ottobre 17

Pronti alla mobilitazione perché «la pazienza è finita». Ad annunciare la ripresa delle iniziative di protesta sono i lavoratori dell’Eurallumina di Portovesme, l’azienda primo anello della filiera dell’alluminio, controllata dalla russa Rusal, che ora rischia l’insolvenza. L’impresa, che si occupava sino alla fermata del marzo 2009 della trasformazione della bauxite in allumina (da cui si ricava poi l’alluminio primario), deve fare i conti con il congelamento dei fondi per via delle sanzioni alla Russia. Una situazione finita al centro di diverse controversie e ricorsi al Tar che ha visto poi la Rusal sospendere le erogazioni verso la controllata, circa 2,4 milioni di euro al mese, e congelare il piano di rilancio che vale oltre 350 milioni di euro.

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Rischio insolvenza

Da qui il rischio insolenza perché, come denunciato dai sindacati, «le risorse che dovrebbe erogare lo Stato per tenere in piedi la fabbrica non arrivano e cresce il debito». L’azienda ha attivato con la procedura propedeutica prevista nei casi di crisi d’impresa. In caso di ulteriore stop, inoltre, c’è a rischio il sistema di bonifica della falda. «Un presidio ambientale che si ferma, a Portovesme, espone il territorio al rischio concreto di un disastro ambientale – scrivono i sindacati -. Significa anche esporre lo Stato a costi di messa in sicurezza e bonifica che l’azienda stessa stima in circa 300 milioni di euro, a fronte dei pochi milioni necessari oggi per garantire la continuità». Da qui l’avvio delle iniziative da mettere in campo.

L’appuntamento del 23 ottobre

Un problema, come sottolineato dai sindacati e lavoratori, sollevato le scorse settimane che dovrebbe essere al centro di un incontro ministeriale previsto per il 23 ottobre anche perché la riunione dei giorni scorsi «si è risolta con l’ennesimo rinvio». Per questo motivo, a partire dal 22 i lavoratori hanno annunciato un sit in davanti ai cancelli della fabbrica di Portovesme ferma da 17 anni per via degli alti costi energetici. «Rinviare ancora non significa risparmiare: significa moltiplicare il conto, e a pagarlo sarebbero i lavoratori, il territorio e l’intera collettività».

Il monito dei sindacati

«Ai lavoratori e al territorio non servono più annunci, servono atti – scrivono ancora -. Lo diciamo con chiarezza: venerdì 23 ottobre non si potrà andare oltre. In quella sede il Governo, e in particolare il Mef, dovrà garantire gli stanziamenti necessari alla prosecuzione della gestione operativa dello stabilimento. Queste risorse non servono ’solo’ a mettere in sicurezza il salario dei lavoratori: sono la condizione stessa per la messa in sicurezza del sito». Poi un ultimo passaggio: «Appare utile ricordarlo ancora una volta: preservare l’asset non è una gentile concessione, è un obbligo di legge in capo a chi ha disposto e mantiene il congelamento. Il Governo non può continuare a fare da spettatore di una crisi che ha determinato e di cui porta per intero la responsabilità».

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