Meta perde al Tar del Lazio. E gli editori rilanciano: ora il diritto a essere pagati per le notizie utilizzate online deve diventare concreto. Il giudice amministrativo ha respinto il ricorso del colosso tech contro il regolamento Agcom sull’equo compenso per le pubblicazioni giornalistiche. Una nuova conferma del modello italiano, dopo la pronuncia della Corte di giustizia dell’Unione europea arrivata in primavera. La partita riguarda il valore economico dell’informazione nei rapporti con le grandi piattaforme. Il regolamento, varato nel gennaio 2023 in attuazione dell’articolo 43-bis della legge sul diritto d’autore, fissa i criteri per determinare la remunerazione degli editori. La strada è quella della trattativa privata. Se l’accordo non arriva, può intervenire l’Agcom a risolvere la controversia. Non scatta dunque un pagamento automatico e generalizzato: il compenso è collegato all’utilizzo concreto delle pubblicazioni.
Meta aveva contestato questo impianto normativo. Il contenzioso aveva tenuto in sospeso procedimenti e negoziati, sui quali pesava il rischio di una bocciatura europea. La Corte Ue aveva riconosciuto la compatibilità della disciplina italiana con il diritto dell’Unione. Ora, secondo quanto riferisce la Fieg che esprime «grande soddisfazione» per la sentenza, il Tar ne conferma la rispondenza anche alle disposizioni costituzionali. «Questa decisione rafforza il diritto degli editori a una giusta remunerazione e contribuisce a rendere il mercato digitale più equo», commenta Andrea Riffeser Monti, presidente della FIeg. Il fronte è ampio: la Federazione degli editori di giornali ha avviato procedimenti contro Microsoft, Google, Meta, Linkedin e X. E il confronto fra Gedi e Meta aveva già portato a una richiesta di nove milioni di euro a carico del gruppo di Menlo Park.
La vittoria giudiziaria, però, non chiude la partita economica. «Auspichiamo ora che questo diritto trovi piena ed effettiva attuazione attraverso l’applicazione del Regolamento Agcom, a tutela del valore dell’informazione e del pluralismo», dice Riffeser.
«È una bella coincidenza che questa sentenza sia uscita all’indomani del convegno Agcom tenutosi in occasione dell’ottantesimo anniversario dell’elezione dell’Assemblea costituente, durante il quale abbiamo ribadito nel dialogo con le piattaforme che una delle priorità dell’Italia e dell’Europa deve essere la salvaguardia della libertà di informazione e del pluralismo, anche rispetto all’IA, che si attua garantendo anche un equo compenso agli editori e ai giornalisti. Un’informazione di qualità conviene a tutti, piattaforme comprese», dichiara Massimiliano Capitanio, Commissario Agcom.
