In particolare, il piano strategico prevede il rafforzamento del gruppo sui mercati internazionali (che, come si è visto, generano la stragrande parte del giro d’affari: non per niente Fope è l’acronimo di Fabbrica Oreficeria Preziosi Esportazione), ma – ed è qui la novità – anche azioni mirate di marketing e comunicazione per incrementare la brand awareness ed il posizionamento nel segmento della gioielleria di alta gamma. Fope insomma intende, pur nelle sue dimensioni relativamente piccole, diventare un marchio distintivo per i suoi clienti. Può contare su un design particolare e brevettato, una produzione esclusivamente interna (non solo dei gioielli ma anche di macchinari e attrezzature) e, dal lato commerciale, una presenza diretta con negozi monomarca a Venezia, Londra, Tokyo, Kuala Lumpur, in Corea (con 5 shops) e all’Isola Bella sul Lago Maggiore che, già molto nota ai turisti italiani e non, può ora beneficiare di un’ulteriore attrattiva derivante dai piani di sviluppo di Kaleon (all’Euronext Growth Milan dall’1/12/2025) facente capo alla famiglia Borromeo, proprietaria anche delle omonime isole tra cui l’Isola Bella.
Prossimamente sarà anche aperta una nuova boutique monomarca di Fope in Via Sant’Andrea a Milano (zona San Babila). Vi sono poi i numerosi “shop in shop” in tutto il mondo: oltre 700, presidiati anche tramite le controllate Fope Usa Inc., Fope Jewellery Limited per il marcato inglese, Fope Deutschland GmbH, Fope Japan Gk e Fope Dmcc Branch a Dubai. Ma l’ambizione del gruppo è quella di affermarsi anche in Cina e nei principali Paesi del Sud-Est asiatico che costituiscono un enorme bacino di utenza potenziale. Attualmente, in base ai dati del report trimestrale di Intesa Sanpaolo sul settore orafo, il primo mercato di sbocco dell’export di gioielli è la Svizzera, seguita da Stati Uniti, Francia, Irlanda, Hong Kong e Paesi Bassi. In calo l’export del settore verso gli Emirati Arabi Uniti a seguito dello scoppio del conflitto Usa – Iran.
Espansione nel Far East e valori esperienziali la chiave di crescita
La strategia di internazionalizzazione è da sempre una peculiare caratteristica di Fope e, del resto, in base all’Osservatorio Consumatori Federpreziosi Confcommercio elaborato da Format Research e presentato a VicenzaOro January a gennaio 2026, su 100 potenziali clienti italiani solo il 38,5% prende in considerazione l’acquisto di un gioiello (anche per i prezzi elevati); di conseguenza i mercati esteri appaiono decisamente più forieri di potenziali crescite. Tuttavia anche in Italia, in base ai dati dell’Osservatorio, i gioielli vengono considerati più positivamente se contraddistinti da valori emotivi ed esperienziali, associabili a un valore affettivo e a ricordi. Qui Fope può giocare bene le proprie carte, trattandosi di un’azienda storica familiare fondata nel 1929 e radicata nel polo vicentino della gioielleria.
Si è detto che il 2026 è iniziato bene; nonostante i previsti investimenti in comunicazione ed internazionalizzazione e nella nuova boutique milanese, Fope prevede di continuare a incrementare ricavi e margini rispetto al 2025, e può contare su una solida posizione finanziaria e di liquidità, anche se a inizio maggio è stato distribuito un monte dividendi a valere sul 2025 pari a circa 6 milioni, corrispondente a un pay-out del 60% sull’utile netto della capogruppo, pari a poco meno di 10 milioni.
Il Monitor Altagamma – Bain sui mercati dei beni personali di lusso di giugno 2026 indica una performance compresa fra il 2% e il 4% a livello mondiale, trainata proprio dalla gioielleria e con un buon andamento negli Stati Uniti e una ripresa in Cina, mentre l’Europa rimane debole. Uno scenario più favorevole, con una crescita compresa tra il 4% e il 6%, richiederebbe un ulteriore allentamento delle tensioni geopolitiche, una rinnovata accelerazione del mercato statunitense e una ripresa più rapida della Cina, mentre lo scenario meno favorevole potrebbe invece concretizzarsi nel caso di una nuova escalation del conflitto in Medio Oriente, un rallentamento dei flussi turistici o un indebolimento della domanda nelle Americhe. Circa il 60% delle aziende del lusso sta già comunque registrando performance superiori a quelle del primo trimestre 2025, ed è ciò che è accaduto anche a Fope.












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