Storie Web martedì, Novembre 3

Vengono riportati a un unico tetto di spesa, con un ammontare complessivo di 96mila euro per unità immobiliare o «nel caso di interventi realizzati sulle parti comuni di edifici condominiali» di 40mila euro, moltiplicato per il numero delle unità che compongono l’edificio. All’interno dell’ecobonus, infatti, sono compresi anche i lavori di isolamento termico (come l’installazione dei cappotti) che incidono sulle parti comuni.

Questa potatura dei massimali punta a fare ordine in un sistema diventato, nel corso degli anni, obiettivamente di difficile lettura. Avrà, però, anche altre conseguenze. In caso di lavori di piccolo importo non cambierà, all’atto pratico, molto rispetto al passato.

Superbonus ed ecobonus, nodi critici e limiti della capienza fiscale

Chi, nella pratica, installerà soltanto gli infissi o interverrà solo sull’impianto di riscaldamento non riuscirà a consumare il tetto di spesa. Diversa è la situazione delle riqualificazioni più articolate e complete, realizzate soprattutto su immobili più grandi. In queste situazioni le diverse tecnologie entreranno, per la prima volta, in concorrenza tra loro: c’è il rischio che, investendo molti soldi in una direzione, non ne restino altri disponibili per una quota delle spese.

Di fatto, si tratta di un taglio, il cui impatto è difficilmente misurabile a monte. Che si somma al mancato aumento dal 65% dell’agevolazione per questi lavori. Oltre alla proroga secca con le due aliquote attuali (al 36% e al 50%), infatti, l’esecutivo ha valutato a lungo l’incremento dell’ecobonus al 65%, sfruttando la clausola di flessibilità garantita da Bruxelles per le spese legate all’energia.

Questo incremento, però, non compare nel testo bollinato del disegno di legge. Il Governo ha scelto di limitarsi a rinnovare il meccanismo attuale: 50% per le prime case e 36% per tutte le altre.

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