Storie Web domenica, Giugno 28

Non esclude un’ulteriore proroga alle norme sui fondi pensione che entreranno in vigore il 31 ottobre e non gli dispiace il “sistema svedese” sempre che sia l’Inps ad avere un ruolo chiave negli investimenti. Claudio Durigon, sottosegretario al ministero del Lavoro, spiega le sue strategie nel settore della previdenza complementare.

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Senatore Durigon lei è considerato il padre di questa “seconda riforma” dei fondi pensione dopo quella di Roberto Maroni di vent’anni fa. Cosa l’ha spinta a proporre questi cambiamenti, alcuni dei quali partono il primo luglio?

La spinta principale deriva dalla riforma Dini, che ha reso il sistema contributivo prevalente nel calcolo delle pensioni. Dobbiamo trovare formule alternative per contrastare i salari poveri pensionistici che vedremo a breve. Le curve dell’Inps indicano che dal 2035 il valore delle pensioni scenderà proprio perché il sistema contributivo è diventato prevalente rispetto al retributivo. Vogliamo potenziare la previdenza complementare per dare, soprattutto ai giovani, una possibilità in più per il loro futuro reddito pensionistico.

In che modo intendete potenziare tale sistema per i futuri pensionati?

Dobbiamo per esempio incentivare e defiscalizzare il sistema della rendita oggi poco utilizzato da coloro che vanno in pensione e che di solito prendono subito tutto il capitale accumulato nel fondo. Più in generale, l’idea è quella di un cambiamento culturale dove i fondi previdenziali possano offrire servizi aggiuntivi. Uno su tutti, a cui stiamo pensando in prospettiva, è la Long Term Care (Ltc). Senza questa visione e senza incentivare tali strumenti attraverso la fiscalità, faremmo un danno all’Italia futura.

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