Storie Web giovedì, Maggio 28

Di fronte a un quadro che si fa sempre più complicato, a cominciare dalla minaccia russa a est dell’Europa, in un contesto in cui gli Usa riducono le forze armate nella Nato, la Difesa italiana punta ancora di più sulle Forze ad alta e altissima prontezza. È quanto emerge da un dossier predisposto dal Servizio studi del Senato sul decreto missioni.

Il 14 maggio il Consiglio dei ministri ha deliberato la prosecuzione delle missioni internazionali e delle iniziative di cooperazione allo sviluppo e l’avvio di nuove missioni internazionali per il 2026.

Nel complesso, si legge nel dossier, la consistenza massima complessiva del personale delle Forze armate che il Governo prevede di impiegare nel 2026 nei diversi teatri operativi è di 11.642 unità, anche se si prevede una consistenza media di 7.459 unità.

Più che raddoppiate le unità delle Forze ad alta e altissima prontezza

A queste cifre dovrebbero poi aggiungersi, in caso di loro effettivo impiego, le unità delle Forze ad alta e altissima prontezza. Si tratta di un contingente che non viene dispiegato in teatri operativi, ma che resta a disposizione per un impiego immediato all’estero, con una speciale procedura di autorizzazione, al verificarsi di crisi o situazioni d’emergenza. Il decreto missioni 2026 prevede un impiego massimo di 6.521 unità di personale, con 1.024 mezzi terrestri, 5 mezzi navali e 29 mezzi aerei. La consistenza del contingente è dunque più che raddoppiata rispetto al 2025 (quando il contingente era composto da 2.867 unità, con 359 mezzi terrestri, 4 mezzi navali e 15 mezzi aerei).

Una volta che l’individuazione di queste forze viene autorizzata dal Parlamento, il loro effettivo impiego, al momento del verificarsi della crisi o dell’emergenza, deve essere comunque deliberato dal Consiglio dei ministri, previa comunicazione al Presidente della Repubblica. La deliberazione è trasmessa alle Camere, le quali, entro cinque giorni, con appositi atti di indirizzo, secondo i rispettivi regolamenti, ne autorizzano l’impiego o ne negano l’autorizzazione. Entro novanta giorni dall’approvazione degli atti di indirizzo di autorizzazione, il Governo riferisce alle Camere sul permanere delle situazioni di crisi o di emergenza che hanno determinato l’effettivo impiego delle forze.

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