Semaglutide allarga il campo delle evidenze, dal controllo del diabete e del peso alla protezione cardio-renale, mentre nuovi dati contribuiscono a definire anche il profilo di sicurezza della molecola. Al centro delle novità presentate in occasione del congresso EASD di Milano ci sono le nuove Linee guida europee su malattia cardiovascolare e malattia renale cronica, i risultati delle più recenti sperimentazioni sulle formulazioni orali e uno studio osservazionale sul possibile rischio di tumore del pancreas.
Cosa prevedono le linee guida
Il primo passaggio riguarda le Linee guida Esc 2026, elaborate in collaborazione con la European Renal Association e dedicate per la prima volta in modo specifico all’intersezione tra malattia cardiovascolare e malattia renale cronica. Per le persone con diabete di tipo 2 e malattia renale cronica, il documento raccomanda semaglutide, in presenza dei criteri indicati nelle linee guida, per ridurre la progressione della malattia renale e il rischio di eventi cardiovascolari.
A sostenere la raccomandazione sono soprattutto i risultati dello studio Flow, condotto su 3.533 persone con diabete di tipo 2 e malattia renale cronica. Il trattamento settimanale con semaglutide ha ridotto del 24% il rischio dell’endpoint renale composito, che comprendeva insufficienza renale, una riduzione sostenuta di almeno il 50% dell’eGFR (velocità di filtrazione glomerulare stimata) o morte per cause renali o cardiovascolari. Il trial ha inoltre evidenziato una riduzione di circa un terzo del tasso di declino dell’eGFR e, sul versante cardiovascolare, una riduzione del 18% dell’endpoint composto da infarto miocardico non fatale, ictus non fatale o morte cardiovascolare.
Il quadro si estende anche alle persone con sovrappeso o obesità. Nello studio Select, condotto in persone con malattia cardiovascolare preesistente ma senza diabete, semaglutide 2,4 mg ha ridotto del 20% il rischio dell’endpoint cardiovascolare primario e del 22% un endpoint renale composito prespecificato. Le nuove raccomandazioni europee richiamano inoltre il ruolo dell’obesità come fattore di rischio per cuore e reni e considerano gli agonisti del recettore Glp-1 nel paziente con scompenso cardiaco a frazione di eiezione preservata, malattia renale cronica e obesità, con l’obiettivo di favorire la perdita di peso e migliorare la qualità di vita.
Trattamenti più semplici e personalizzabili
Parallelamente, la ricerca si sta muovendo verso modalità di trattamento più semplici e personalizzabili. Nel diabete di tipo 2 è tra le novità più attese la combinazione, in un’unica somministrazione settimanale, di insulina basale e semaglutide. Secondo i dati richiamati al congresso, questa strategia può ridurre il carico delle iniezioni, mantenere il controllo glicemico e offrire benefici sul peso, con tassi inferiori di ipoglicemia. Un tema rilevante anche perché, secondo i dati presentati dagli esperti, circa il 30% delle persone con diabete di tipo 2 che necessita di insulina in Italia ne ritarda l’avvio di oltre due anni.












