Storie Web martedì, Maggio 26

“Ormai sono diventato vegetariano emi sono convertito. Non mangio più carne”. Così l’ex sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, ascoltato in Commissione Antimafia, in merito al caso del locale dei Caroccia ‘Bisteccheria d’Italia’, di cui era diventato socio. 

E su chi ha guidato il processo decisionale sulla società, risponde ai commissari: “Certamente io e mi rammarico anche di questo. I miei amici si affidavano di più a me evidentemente. Ho invitato anche altri esponenti politici di FdI in quel locale tra cui per esempio, al ristorante dove non ero socio, una sera è passato l’onorevole Donzelli, ma nessuno degli esponenti politici non ha fatto più che una cena o avuto frequentazioni del locale. Un altro collega che è venuto a cena è l’onorevole Schiano. Ho invitato parecchi colleghi o persone che nulla c’entrano con la politica, non penso che sia un reato invitare colleghi a cena”. E sul caso che lo ha coinvolto ha aggiunto: “ho fatto un errore in piena inconsapevolezza”.   

Delmastro ha anche dichiarato: “Non ho mai avvisato Giorgia Meloni sulla vicenda della società, ho avvisato Giovanni Donzelli in qualità di responsabile organizzativo del mio partito, condividendo con lui la necessità di uscire precipitosamente da quella società. L’ho avvisato all’indomani di quando ho avuto consapevolezza, tra il 18 e il 19 febbraio”. E ancora: “Il danno simbolico per aver cenato in quel ristorante? Non ci sono attualmente non ho evidenze di riciclaggio. Comunque io mi sono dimesso”. 

Andrea Delmastro Delle Vedove, deputato di Fratelli d’Italia ed ex sottosegretario alla Giustizia, è stato audito oggi alle 12:30 presso Palazzo San Macuto nell’ambito della vicenda del ristorante “Bisteccheria d’Italia” sulla via Tuscolana a Roma, e dei suoi rapporti con Mauro Caroccia.

Ricordiamo che la società che gestisce il ristorante faceva capo a Miriam Caroccia, figlia diciannovenne di Mauro Caroccia. Quest’ultimo è stato condannato a quattro anni di reclusione in via definitiva all’inizio del 2026 per intestazione fittizia di beni, con l’aggravante dell’associazione mafiosa, nell’ambito delle indagini sul clan camorristico dei Senese. La Cassazione ha confermato il 19 febbraio 2026 l’aggravante mafiosa nella maxi-inchiesta “Affari di Famiglia” della DDA di Roma.

 

Delmastro: “Trovai il locale forse consultando una app, sembrava simpatico”

“Nessuno mi ha consigliato il locale. Non ricordo se consultando le app, ci siamo fermati lì ma era comunque pieno: aveva una struttura simpatica e così dopo qualche mese ci finii per la prima volta. Ovviamente se avessi saputo non ci avrei fatto una società e non ci sarei andato mai più immediatamente. La precipitosa fuga dalla società lo testimonia inequivocabilmente”, ha spiegati ai commissari.

Delmastro ha ulteriormente precisato: “Non so come sia possibile che nessuno degli apparati ne abbia avuto contezza. Sotto questo profilo mi sento, tra virgolette, vittima anch’io di un meccanismo che invece si doveva e si dovrà mettere in campo, me lo auguro per chiunque”.

“Dopo essere ritornato in questo locale – continua l’esponente di FdI – ci andai anche altre volte e nel frattempo Caroccia mi disse che il locale era troppo grande e voleva avviare con la figlia una nuova attività in un contesto più piccolo. Per me fu poi normale che ci fosse la figlia. I notai non mi hanno dato alcun alert relativo all’antiriciclaggio, se me lo avessero dato mi sarei immediatamente fermato”.

All’epoca, ha aggiunto l’ex sottosegretario, “ero in buona fede e non avvertii alcun alert non solo e non tanto perché mi fosse consigliato da forze dell’ordine. Certamente posso dire che in quel locale si sono avvicinate forze dell’ordine salutandomi e chiedendomi delle foto, anche questo può aver contribuito ad abbattere alert sul locale, che sembrava fosse ben presentato”.

A chi gli faceva notare che bastava usare Google per fare ricerche su Caroccia, ammette che si tratta di una vicenda “dolorosa: vidi che bastava digitare su Google. È stata un’imperdonabile leggerezza politica, non giuridica, che ha portato alle mie dimissioni”. E ancora: “Se lo avessi fatto, non avrei fatto la società, non avrei perso soldi e non mi sarei dimesso”. 

L’Ufficio di presidenza della Commissione parlamentare Antimafia, riunitosi il 29 marzo 2026, ha approvato all’unanimità l’avvio di un ciclo di audizioni sulla vicenda Delmastro nell’ambito dell’inchiesta sul clan Senese, già affrontata dalla Commissione durante il filone che ha riguardato le operazioni “Affari di Famiglia” e “Hydra”.

La Commissione procede alla richiesta di ascolto della Procura di Roma, delle forze dell’ordine (polizia e Guardia di Finanza), del Dap, dell’Ucis, della scorta e dello stesso ex sottosegretario, “nel rispetto dei principi di rigore, trasparenza e tempestività che ne caratterizzano l’azione istituzionale”.

 

Le quote azionarie e la controversa cessione

Secondo gli elementi ricostruiti finora, Delmastro deteneva il 25% delle quote della Srl “Le 5 Forchette”, mentre altre porzioni più ridotte risultavano in mano ad altri quattro esponenti piemontesi di Fratelli d’Italia, inclusa l’ex vicepresidente della Regione Piemonte Elena Chiorino. Secondo quanto emerso le quote sarebbero state cedute a Miriam Caroccia con un pagamento in contanti di circa 5.000 euro, distribuiti tra i soci, e senza la presenza di testimoni.

 

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