L’ex senatore di Forza Italia risponde di violazione della legge Rognoni-La Torre, in quanto non avrebbe comunicato le variazioni patrimoniali superiori a 42 milioni di euro ricevute tra il 2014 e il 2024, non rispettando gli obblighi legati alla sua condanna definitiva (ed espiata) per concorso esterno in associazione mafiosa.
Nei confronti della moglie, invece, è ipotizzata la intestazione fittizia di beni.
Secondo i pm di Firenze, quei soldi donati dal fondatore di Forza Italia all’ex manager di Publitalia sarebbero serviti per garantirgli l’impunità davanti ai magistrati sul suo presunto coinvolgimento nelle stragi del ’93.
Ma l’esclusione dell’aggravante mafiosa già operata dal gup fiorentino ha mutato il quadro accusatorio, slegandolo dalle stragi e il procedimento è stato trasferito nel capoluogo lombardo dove risiede l’ex senatore.
Il pm della Dda Pasquale Addesso e il procuratore Marcello Viola, titolari del fascicolo, secondo i quali, quindi, sarebbe stato aggirato l’obbligo previsto dalla legge sulle misure di prevenzione di contrasto e repressione nei confronti della mafia, avevano chiesto e ottenuto dal gip Emanuele Mancini la conferma del sequestro di 10 milioni e 840 mila euro già effettuato nel marzo 2024 a Firenze.













