Creare una banca dati che schedi gli episodi considerati come crimini d’odio, sensibilizzare sul tema attraverso i canali del servizio pubblico e rimuovere sulle piattaforme social contenuti che istigano alla discriminazione o alla violenza, inclusi quelli generati con l’intelligenza artificiale. Ecco alcuni degli obiettivi che il governo punta a raggiungere con le nuove norme contenute nel ddl contro l’antisemitismo, che ha ottenuto il primo via libera al Senato con 105 sì, 24 contrari e 21 astenuti.
Il terremoto interno al Pd
Sono 6 i senatori del Pd che hanno votato a favore del disegno di legge contro l’antisemitismo. Oltre a Graziano Delrio che l’ha preannunciato in Aula, risultano dai tabulati i nomi di Alfredo Bazoli, Pier Ferdinando Casini, Filippo Sensi, Walter Verini e Sandra Zampa. Le astensioni dem sono state 21, altri senatori sempre del gruppo (che in tutto conta 36 membri) erano assenti o in missione. Il partito aveva espresso in passato la possibilità di astenersi se non fossero stati cambianti alcuni punti del testo.
Le modifiche
Dal nuovo testo sono state espunte le due parti finite nel mirino dell’opposizione e anche di Fratelli d’Italia, ovvero il divieto delle manifestazioni e le norme penali. L’articolo 3 inserito precedentemente prevedeva la possibilità di vietare cortei «in caso di valutazione di grave rischio potenziale per l’utilizzo di simboli, slogan, messaggi e qualunque altro atto antisemita».
La richiesta di modifica è stata quindi accolta. La stessa relatrice Daisy Pirovano ha ammesso di aver accettato la richiesta anche per favorire un’ampia convergenza sul voto finale, valutando positivamente alcuni degli emendamenti proposti. Per la senatrice, quindi, il risultato è: «Un testo molto diverso rispetto a quello presentato, seppur nell’impianto generale identico».
Non è invece stato approvato un emendamento di Maurizio Gasparri che inaspriva il ddl introducendo una norma penale, modificando l’articolo 604-bis che punisce la propaganda e l’istigazione all’odio. «Ho fatto non delle rinunce, ma degli sforzi, perché il dibattito parlamentare deve servire anche a un convincimento reciproco» le parole del senatore.











