L’amministrazione Trump ha avviato un’indagine su decine di Paesi accusati di non contrastare adeguatamente il lavoro forzato, facendo leva su una legge che consente al governo federale di imporre dazi e altre restrizioni commerciali. Lo riportano i media statunitensi.
Sotto indagine anche Ue e Russia
L’iniziativa si svolge ai sensi della Sezione 301 del Trade Act del 1974, una legge mirata per limitare le pratiche commerciali sleali. I circa 60 Paesi e territori colpiti dalle indagini includono alcuni dei maggiori partner commerciali degli Stati Uniti, come Cina, Canada, Messico, Giappone, Corea del Sud, Vietnam, Australia, Regno Unito e Unione Europea. Presente anche la Russia.
«Per troppo tempo, i lavoratori e le imprese americane sono stati costretti a competere con produttori stranieri che possono avere un vantaggio artificiale nei costi derivante dalla piaga del lavoro forzato», ha dichiarato il Rappresentante per il Commercio Jamieson Greer.
Le accuse alla base dell’indagine
I documenti legali che hanno avviato l’indagine sostengono che molti altri Paesi, a differenza degli Stati Uniti, non dispongono di forti divieti sull’importazione di beni prodotti con lavoro forzato. Di conseguenza, le aziende in quei Paesi potrebbero «approvvigionarsi, utilizzare e trarre profitto da prodotti importati realizzati con lavoro forzato”, mettendo le imprese americane in una posizione di svantaggio. «Queste indagini determineranno se i governi stranieri abbiano adottato misure sufficienti per vietare l’importazione di beni prodotti con lavoro forzato e in che modo il mancato sradicamento di queste pratiche aberranti influisca sui lavoratori e sulle imprese statunitensi», ha affermato Greer. La dichiarazione non minaccia esplicitamente l’imposizione di dazi.
Possibile motivazione per nuovi dazi
Tuttavia, la Sezione 301 consente al suo ufficio di imporre dazi e restrizioni alle importazioni se un’indagine stabilisce che un Paese ha adottato pratiche commerciali sleali. Il giorno precedente, Greer aveva annunciato un altro gruppo di indagini ai sensi della Sezione 301 su 16 partner commerciali degli Stati Uniti, prendendo di mira accuse di “eccesso strutturale di capacità”, ovvero la produzione di più beni di quanti un Paese possa ragionevolmente consumare.









