Storie Web mercoledì, Ottobre 28

La cosa più importante è creare strumenti di finanziamento sia sotto forma di capitale di rischio sia di debito, che permettano alle buone idee di essere finanziate e di crescere interamente in Europa. Altrimenti gli innovatori europei andranno altrove nel mondo per trovare i finanziamenti necessari a crescere.

Quale impressione porta dagli incontri con le istituzioni italiane?

A volte gli italiani sono troppo pessimisti sul futuro. Innovate da centinaia di anni. Avete già fondamenta molto solide. Il sistema moderno della proprietà intellettuale è nato a Venezia nel 1474. Ora bisogna assicurarsi che prestiate attenzione alla proprietà intellettuale e alle politiche per l’innovazione, e che queste diventino anche una parte esplicita delle politiche pubbliche.

I dati della Wipo mostrano che l’Italia è una delle poche economie avanzate in cui, nell’ultimo decennio, gli investimenti in beni materiali sono cresciuti più rapidamente di quelli in beni immateriali. Un campanello d’allarme per la competitività?

Lo considererei un segnale da tenere d’occhio. In Italia gli investimenti in beni materiali equivalgono a circa il 15% del Pil, mentre quelli in beni immateriali sono soltanto intorno al 9%. Nell’ultimo decennio, inoltre, gli investimenti materiali sono cresciuti più rapidamente: del 5,2% all’anno in termini reali, rispetto al 3,6% degli investimenti immateriali. La Svezia offre un utile termine di confronto: anche lì gli investimenti in beni materiali rappresentano circa il 15% del Pil, ma quelli in beni immateriali sono al 17,4%. Non c’è un legame automatico tra maggiori investimenti immateriali e una crescita economica più rapida, soprattutto nel breve periodo. Ma i segnali positivi sono chiari.

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