Storie Web lunedì, Luglio 27

«I primi dieci anni sono serviti a mettere le basi, nei secondi costruiremo la consapevolezza»: c’è chiarezza di visione e intenti nelle parole di Daniele Raccah, ad di Dan John, marchio di abbigliamento maschile che ha co-fondato a Roma nel 2015. Una storia di successo, confortata dai numeri: 254 negozi in 34 Paesi, 140 milioni di ricavi nel 2025, in aumento del 16% rispetto all’anno precedente, cifra che in questo complicato periodo è un miraggio per molti, un ebitda “sano” del 13,5% e l’obiettivo di 160 milioni nel 2026.

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«Abbiamo costruito il brand con pazienza, senza inseguire ogni moda, restando fedeli a un’identità precisa», dice Raccah, per cui la forza di Dan John è anche in un corretto posizionamento di prezzo: «La fascia media dei consumatori è sotto pressione – aggiunge -. Può sembrare un ostacolo, ma noi lo leggiamo anche come un’opportunità: chi ha meno budget cerca qualità e senso, vuole sentire che ogni euro speso ha un valore. Il nostro lavoro è mantenere un posizionamento onesto – non il lusso inarrivabile né il fast fashion usa e getta -, con un prodotto che duri, abbia identità, valga il prezzo che chiediamo e che trasmetta emozione. È una sfida quotidiana, ma è anche lo spazio dove possiamo crescere meglio dei competitor meno coerenti».

Daniele Raccah, ad e co-fondatore di Dan John

Una strategia che si alimenta anche con un controllo molto attento della rete di vendita, che si sta espandendo velocemente, soprattutto all’estero: fra le più recenti aperture ci sono quelle in Iraq, Emirati, Vietnam, Malesia, Malta, Svizzera. A settembre il progetto più ambizioso, l’apertura di un magazzino dedicato agli Stati Uniti, preludio a al primo negozio nel Paese: «È uno dei nostri primi mercati e-commerce – dice Raccah – e questa scelta è la naturale conseguenza a una domanda organica, non un azzardo. Ci permetterà di abbattere i tempi di consegna e i costi doganali per i clienti americani, rendendo finalmente fluida un’esperienza che finora hanno affrontato con pazienza e fedeltà al brand».

L’obiettivo ora è aprire 300 negozi nei prossimi quattro anni: «Crescere all’estero significa per noi quasi sempre appoggiarsi a partner locali, ma la selezione è cruciale: cerchiamo interlocutori che condividano la nostra visione del retail, non semplici distributori. Al tempo stesso teniamo molto al controllo diretto della rete, quando possibile, perché è lì che si gioca l’esperienza del cliente e la coerenza del brand. Il punto vendita non è solo un luogo di vendita, è il posto dove raccontiamo chi siamo».

Per esempio, anche le nuove collezioni che ampliano la proposta Dan John, come la capsule Volume lanciata con la PE 26: «Abbiamo voluto aggiungere alla collezione dei capi con una sensibilità più contemporanea, volumi più ampi e vestibilità più morbide. È un test importante, per il momento è un successo, e per questo renderemo la capsule disponibile in molti altri punti vendita. L’obiettivo non è diversificare per moltiplicare i ricavi, ma estendere il linguaggio Dan John dove ha davvero senso farlo. La donna, per esempio, non è un mondo che esploreremo, siamo bravi a fare abiti per uomini e piccoli uomini, con la linea kids. Vogliamo crescere, ma senza perdere ciò che ci ha resi unici fin dall’inizio».

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