«I primi dieci anni sono serviti a mettere le basi, nei secondi costruiremo la consapevolezza»: c’è chiarezza di visione e intenti nelle parole di Daniele Raccah, ad di Dan John, marchio di abbigliamento maschile che ha co-fondato a Roma nel 2015. Una storia di successo, confortata dai numeri: 254 negozi in 34 Paesi, 140 milioni di ricavi nel 2025, in aumento del 16% rispetto all’anno precedente, cifra che in questo complicato periodo è un miraggio per molti, un ebitda “sano” del 13,5% e l’obiettivo di 160 milioni nel 2026.
«Abbiamo costruito il brand con pazienza, senza inseguire ogni moda, restando fedeli a un’identità precisa», dice Raccah, per cui la forza di Dan John è anche in un corretto posizionamento di prezzo: «La fascia media dei consumatori è sotto pressione – aggiunge -. Può sembrare un ostacolo, ma noi lo leggiamo anche come un’opportunità: chi ha meno budget cerca qualità e senso, vuole sentire che ogni euro speso ha un valore. Il nostro lavoro è mantenere un posizionamento onesto – non il lusso inarrivabile né il fast fashion usa e getta -, con un prodotto che duri, abbia identità, valga il prezzo che chiediamo e che trasmetta emozione. È una sfida quotidiana, ma è anche lo spazio dove possiamo crescere meglio dei competitor meno coerenti».
Una strategia che si alimenta anche con un controllo molto attento della rete di vendita, che si sta espandendo velocemente, soprattutto all’estero: fra le più recenti aperture ci sono quelle in Iraq, Emirati, Vietnam, Malesia, Malta, Svizzera. A settembre il progetto più ambizioso, l’apertura di un magazzino dedicato agli Stati Uniti, preludio a al primo negozio nel Paese: «È uno dei nostri primi mercati e-commerce – dice Raccah – e questa scelta è la naturale conseguenza a una domanda organica, non un azzardo. Ci permetterà di abbattere i tempi di consegna e i costi doganali per i clienti americani, rendendo finalmente fluida un’esperienza che finora hanno affrontato con pazienza e fedeltà al brand».
L’obiettivo ora è aprire 300 negozi nei prossimi quattro anni: «Crescere all’estero significa per noi quasi sempre appoggiarsi a partner locali, ma la selezione è cruciale: cerchiamo interlocutori che condividano la nostra visione del retail, non semplici distributori. Al tempo stesso teniamo molto al controllo diretto della rete, quando possibile, perché è lì che si gioca l’esperienza del cliente e la coerenza del brand. Il punto vendita non è solo un luogo di vendita, è il posto dove raccontiamo chi siamo».
Per esempio, anche le nuove collezioni che ampliano la proposta Dan John, come la capsule Volume lanciata con la PE 26: «Abbiamo voluto aggiungere alla collezione dei capi con una sensibilità più contemporanea, volumi più ampi e vestibilità più morbide. È un test importante, per il momento è un successo, e per questo renderemo la capsule disponibile in molti altri punti vendita. L’obiettivo non è diversificare per moltiplicare i ricavi, ma estendere il linguaggio Dan John dove ha davvero senso farlo. La donna, per esempio, non è un mondo che esploreremo, siamo bravi a fare abiti per uomini e piccoli uomini, con la linea kids. Vogliamo crescere, ma senza perdere ciò che ci ha resi unici fin dall’inizio».













