Oggi per i minori tra i 14 e i 18 anni l’imputabilità non è automatica: scatta soltanto se viene verificata la capacità di intendere e di volere. Domani, grazie a un disegno di legge in tre articoli approvato dal Consiglio dei ministri del 23 luglio che propone di modificare l’articolo 98 del Codice penale, il Governo punta a farla diventare automatica: sarà l’incapacità di intendere e di volere a dover essere dimostrata caso per caso.
Nuovo giro di vite contro i maranza
La nuova stretta anti maranza, fortemente voluta da Lega e Forza Italia (che alla Camera ha presentato una proposta di legge appena incardinata in commissione, a prima firma Marta Fascina, per abbassare da 14 a 13 anni la soglia dell’imputabilità), si basa su un’inversione dell’onere della prova e ha l’effetto di rendere regolarmente imputabili gli under 18, avvicinandoli al regime previsto per i maggiorenni.
Meloni: «Chi sbaglia deve rispondere anche se minorenne»
Lo schema di Ddl che Il Sole 24 Ore ha visionato ha il placet convinto della premier Giorgia Meloni che sulla sicurezza, come ha ribadito ai vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini durante il vertice a Palazzo Chigi di martedì scorso, non ha intenzione di lasciare il fianco destro scoperto ed esposto agli attacchi del generale Roberto Vannacci. In un video diffuso subito dopo il Consiglio dei ministri, Meloni ha spiegato la ratio dell’intervento: «Chi aggredisce, chi rapina, chi devasta deve pagare sempre. Anche se ha 15 o 16 anni». In sintesi: «Prima si presumeva l’incapacità, oggi si presume la responsabilità». E la norma, secondo la presidente del Consiglio, colpisce quei minori che credono di non essere mai puniti, ma anche chi «pensa di essere intoccabile e chi sfrutta i minori come manovalanza per i propri affari».
Nordio: «Tassello finale di una serie di provvedimenti»
Era stato il Guardasigilli Carlo Nordio, in conferenza stampa, a precisare che il provvedimento mira a «facilitare le indagini» e costituisce il «tassello finale di una serie di provvedimenti a cominciare dal decreto Caivano che sono stati adottati in questi anni, a seguito dell’aumento della delinquenza minorile». La premier ha rivendicato i diversi giri di vite adottati sin qui: «Arresto per i minorenni sorpresi con un’arma, norme severe contro la diffusione dei coltelli, pene più dure per i danneggiamenti di gruppo. E oggi un passo ulteriore».
Opposizioni all’attacco, la premier rivendica: non solo repressione
Ma Meloni ha anche voluto replicare indirettamente a chi, dalle opposizioni grida alla «vergogna» e all’ennesima mossa securitaria, per di più nei confronti dei minorenni. «La norma da sola non risolve il problema né, quando si parla di giovanissimi, si può ragionare solo sul piano della repressione», ha riconosciuto, indicando nell’assenza di famiglie, scuola e presidi territoriali le cause scatenanti delle devianze. «Riempire quel vuoto richiede molto lavoro: noi stiamo lavorando su tutti questi fronti, perché tutto si tiene insieme: la fermezza senza alternative non basta, ma le alternative senza fermezza non risolvono il problema».












