Tavoli di crisi aperti
I tavoli di crisi aperti al Mimit sono 42 e coinvolgono 43.117 lavoratrici e lavoratori. I settori più colpiti sono evidentemente la siderurgia con 16.307 lavoratori a rischio, nell’automotive sono 12.650, nell’elettrodomestico 7.740, nelle telecomunicazioni-informatica 3446, nell’energia 1330, nell’aerospazio 1102.
La flessione degli investimenti
Gli investimenti delle imprese manifatturiere in rapporto al PIL sono scesi; nonostante una leggera ripresa negli ultimi anni trainata da PNRR e incentivi pubblici, siamo ancora oltre 6,1 punti al di sotto del livello del 2000. Si tratta degli investimenti delle imprese manifatturiere italiane in macchinari/impianti in rapporto al Pil dell’Italia. «Il calo è particolarmente preoccupante perché è avvenuto nonostante il PNRR e gli incentivi pubblici (ad esempio Transizione 4.0 ecc)», sottolinea il rapporto della Fiom.
Da un confronto a livello internazionale nel periodo 2006-2023, emerge come l’Italia sia ultima con un rapporto tra investimenti e valore della produzione pari al 2,65%, dopo Germania (2,91%), Giappone (2,79%), ma soprattutto ampiamente staccata da Ungheria (4,69%), Corea del Sud (4,31%), Turchia (4,16%), Polonia e Repubblica Ceca (entrambe attorno a 3,75%).
La Fiom sottolinea anche che in questo scenario nel corso di 10 anni – cioè dal 2014 al 2023 – il profitto delle imprese per ora lavorata è aumentato da 13,59 euro a 23,73 euro (con una crescita di oltre 10 euro, pari al 74,6%), al contrario il costo del lavoro per ora lavorata è aumentato solo di 3,34 euro (+ 12%).
Le debolezze strutturali dell’industria italiana
L’industria metalmeccanica italiana è caratterizzata da una serie di debolezze strutturali, a partire dalla piccola dimensione d’impresa: in media nell’Unione Europea un’impresa metalmeccanica conta 43,75 addetti, a fronte dei 29,88 dell’Italia. Il divario si allarga mettendo a confronto Germania e Italia. In Germania, nel settore metallurgico, il 50,8% di imprese è costituito da micro-imprese (0-9 addetti), mentre in Italia il dato sale al 63,8%. Nel medesimo settore in Germania quasi il 9% è costituito da grandi imprese (oltre 250 addetti), mentre in Italia questa taglia dimensionale è di poco superiore al 2%.











