Storie Web domenica, Settembre 6

Exerchine. Tenere a mente questo termine. Sono proteine e metaboliti rilasciati nel sangue dopo l’esercizio e potrebbero essere tra i mediatori chiave dei vantaggi legati all’attività fisica regolare, visto che sono rilasciate dal corpo in risposta all’esercizio. Vengono da tessuti come muscoli, cuore, fegato, tessuto adiposo e cervello e fanno comunicare i diversi organi tra loro quando ci muoviamo. Così si riduce l’infiammazione, migliora il metabolismo di zuccheri e lipidi, si preservano meglio cuore e cervello. Ma se volete davvero sfruttarne al meglio gli effetti benefici per la salute, ricordate che non conta solo quanto si fatica, ma anche la velocità che si raggiunge e l’intensità dello sforzo. Con soli tre minuti di sprint, grazie alle eserchine e non solo, si può scatenare una risposta molecolare dirompente, che comporta effetti benefici sulla salute metabolica e sull’invecchiamento biologico.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

A consigliare la strategia di movimento alla Husain Bolt, ovviamente per chi ne ha la capacità fisica, è una ricerca condotta dagli esperti dell’Università Rockfeller, pubblicata su Cell Reports Medicine e coordinata da Luke Olsen. Lo studio mostra chiaramente come sull’invisibile fronte molecolare tre minuti di sprint possano produrre una risposta molecolare molto diversa (e certo più positiva) rispetto a quella che si osserva dopo 90 minuti di esercizio moderato.

Uno stress (positivo) intenso

Gli scienziati hanno confrontato la risposta del corpo all’esercizio fisico svolto a diverse intensità. Ed hanno visto che una serie di sei scatti di 30 secondi alla massima velocità modificano una quantità di proteine nel sangue immediatamente dopo l’esercizio di gran lunga rispetto al ciclismo lento o ad una corsa moderata di tapis roulant di un’ora e mezza. Non solo: anche la risposta delle cellule adipose sarebbe diversa, controllando il sangue dopo una serie di scatti, con cambiamenti nel modo in cui gli adipociti elaborano i nutrienti, reagiscono agli stimoli ormonali e percepiscono il bisogno di nutrienti da parte dell’organismo. Con l’esercizio moderato la reazione acuta appare molto meno significativa: in particolare, le cellule adipose dopo una biciclettata hanno mostra minime variazioni nella lora attività e solo dopo qualche ora dal termine dell’allenamento si è avuto un incremento degli acidi grassi e delle proteine di origine epatica, associato alle esigenze dell’esercizio di resistenza.

Minor rischio cardiometabolico

Lo studio mostra che grazie agli sprint ripetuti si arriva a modificare più di 200 metaboliti e ad accrescere rapidamente i valori di proteine che entrano in gioco nell’angiogenesi, ovvero lo sviluppo di vasi sanguigni, nel rimodellamento dei tessuti e nella segnaletica ormonale, con effetti positivi sul metabolismo e sull’invecchiamento biologico. Per giungere a questa conclusione si sono confrontate le risposte all’esercizio con le informazioni sanitarie di oltre 53.000 partecipanti alla UK Biobank. Va detto che molte di queste proteine sono risultate associate a un minor rischio di malattie cardiovascolari e metaboliche come obesità diabete di tipo 2 e altri. Delle 33 proteine associate a un minor rischio, 32 risultavano modificate dallo sprint, mentre solo 3 erano influenzate dall’esercizio moderato. Come se non bastasse, più di un quarto di queste proteine era anche collegato a un invecchiamento biologico più lento. Insomma: Anche solo pochi minuti di esercizio intenso possono innescare una significativa risposta molecolare che si mantiene nel tempo.

Il ruolo delle exerchine

I risultati suggeriscono che l’intensità dell’esercizio può influenzare fortemente le proteine e i metaboliti rilasciati nel flusso sanguigno e, di conseguenza, il modo in cui i tessuti di tutto il corpo rispondono. “È risaputo che diverse intensità di esercizio stimolano adattamenti distinti in tutto il corpo – è il commento di Olsen in una nota dell’Università -. Tuttavia i meccanismi molecolari che collegano questi adattamenti dipendenti dall’intensità sono rimasti in gran parte sconosciuti. Il nostro lavoro suggerisce che le exerchine, proteine e metaboliti rilasciati nel flusso sanguigno dopo l’esercizio, sono altamente sensibili all’intensità dell’esercizio e potrebbero essere i mediatori chiave degli effetti benefici per la salute derivanti da brevi sessioni di esercizio fisico intenso”.

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