Storie Web venerdì, Giugno 19

L’ago dell’interventismo europeo in campo economico si sta spostando verso maggiore protezionismo. Il premier lussemburghese Luc Frieden si diceva ieri favorevole al dialogo con la Cina, pur insistendo sul fatto che le relazioni commerciali debbano essere eque e non «una strada a senso unico». Non è ancora chiaro dove si fermerà il cursore europeo, anche se è già evidente una crescente convergenza tra i paesi membri sulla necessità di misure protezionistiche più rapide ed efficaci.

Anche l’allargamento all’Ucraina è questione centrale nel tentativo di accrescere il peso specifico dell’Unione, almeno agli occhi di molti dirigenti. «È stata una settimana storica per l’Ucraina – ha detto il presidente del Consiglio europeo António Costa prima del vertice -. Lunedì abbiamo aperto formalmente i negoziati in vista della piena adesione del paese all’Unione europea. E al G7 abbiamo raggiunto una dichiarazione congiunta con il chiaro e forte sostegno di tutti i paesi all’Ucraina».

Almeno in questa fase, l’allargamento (graduale) dell’Unione europea è ritenuto uno strumento per rafforzare la posizione politica di Bruxelles e di Kiev nei confronti di Mosca, in un momento in cui Washington sembra tornata, in questa fase, a sostenere il paese nella sua guerra contro la Russia e si moltiplicano le speranze di una fine del conflitto. Per ora, l’appoggio a Kiev va visto in una ottica geopolitica, al netto quindi dei dubbi di molti paesi sull’effettiva adesione del paese.

A questo proposito, la scelta del presidente Costa di aprire un canale diplomatico con Mosca ha colto di sorpresa alcuni governi. «Deve esserci qualcuno dall’altra parte disposto a fare pace», ha detto il premier lettone Andris Kulbergs. Altrimenti, «non ha senso cercare un contatto». Ha aggiunto a Bloomberg TV il presidente lituano Gitanas Nauseda: «Non credo che questo sia il momento giusto per avviare i negoziati con Vladimir Putin, perché egli non vuole vederci al tavolo delle trattative».

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