Storie Web giovedì, Luglio 23

Nonostante il calo degli addetti occupati nei negozi al dettaglio – sono passati da 1.904.871 nel 2018 a 1.871.104 nel 2025 – il fatturato del settore, nello stesso periodo di tempo, ha registrato un’impennata del 25,7%, crescendo da 326,8 a 410,7 miliardi di euro.

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Tra il 2018 e il 2025 è diminuito anche il numero dei punti vendita presenti sul territorio italiano, diminuendo da oltre 666mila nel 2018 a circa 570mila nel 2025, con una riduzione del 14,4 per cento. La desertificazione commerciale ha colpito specialmente attività di ridotte dimensioni e a forte radicamento territoriale, come, per esempio, i piccoli negozi alimentari e gli esercizi dedicati ai consumi culturali e ricreativi, mentre fanno eccezione le farmacie (+4,2%). Risulta poi in forte calo la presenza di attività come edicole, librerie, cartolerie, negozi di giocattoli e di articoli musicali.

È quanto emerge dal primo rapporto di Confcommercio sul commercio in Italia, elaborato dall’Ufficio Studi della confederazione.

La diminuzione dei punti vendita

Gli esercizi non specializzati – ipermercati, supermercati e minimercati, discount di alimentari, grandi magazzini ed empori e grandi superfici tecnologia – sono passati da 59.802 nel 2018 a 54.708 nel 2025, per un calo complessivo dell’8,5 per cento. All’interno di questa categoria, a subire la diminuzione più drastica sono stati i minimercati, che da 26.847 sono diventati 22.043 (-17,9%), mentre discount di alimentari, ipermercati, grandi magazzini ed empori sono aumentati in numero rispettivamente del 7,4%, dell’1,6% e dell’1,1 per cento.

È più marcata però, secondo il report di Confcommercio, la flessione che hanno subito gli esercizi specializzati, come piccoli negozi alimentari, carburanti e tabacchi, piccoli negozi Ict, prodotti casa e persona, articoli culturali e ricreativi, abbigliamento, calzature, gioiellerie e farmacia. Queste attività sono calate nel complesso del 14,3% in sette anni, passando da 496.701 nel 2018 a 425.874 nel 2025. Crescono in numero solo le farmacie, mentre i negozi di articoli culturali e ricreativi sono diminuiti addirittura del 21,9 per cento.

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