«Un attacco illegale» ai diritti costituzionali della stampa. Cnn reagisce così alla decisione del presidente Donald Trump di vietare l’accesso alla Casa Bianca ai giornalisti dell’emittente, di Ms Now e di Politico. oggi 19 settembre i reporter delle tre testate sono stati effettivamente fermati all’ingresso: ad alcuni sono stati anche ritirati i pass.
Le redazioni hanno risposto promettendo di non arretrare. Cnn ha annunciato che continuerà a seguire «intensamente» la presidenza Trump. Ms Now ha fatto sapere che intraprenderà «tutti i passi necessari» per difendere i propri diritti garantiti dal Primo Emendamento e «il ruolo essenziale del giornalismo indipendente» nella democrazia americana. Politico, attraverso il direttore Jonathan Greenberger, ha assicurato che difenderà «con determinazione» i propri diritti costituzionali e continuerà a raccontare l’attività dell’amministrazione.
L’associazione dei media della Casa Bianca chiede a Trump di togliere il bando
Al fianco delle tre testate si è schierata anche la White House Correspondents’ Association. La presidente Jacqui Heinrich ha ricordato che la libertà di stampa protetta dalla Costituzione «non dipende» dal fatto che il presidente gradisca la copertura di una testata, condivida ciò che pubblica o approvi le domande dei suoi giornalisti. La questione, ha sottolineato, riguarda non soltanto i diritti dei reporter, ma anche quello dei cittadini americani a ricevere un resoconto «completo e indipendente» delle decisioni di chi occupa la Casa Bianca.
L’associazione dei corrispondenti della Casa Bianca ha chiesto a Donald Trump di togliere «immediatamente» il bando imposto contro i giornalisti di Cnn, Ms Now e Politico. «La decisione di revocare l’accesso ai giornalisti viola il Primo Emendamento», si legge in una nota della presidente Jaquie Heinrich. «Le implicazioni vanno ben oltre queste testate: un criterio utilizzato per escludere un organo di informazione a causa della sua linea editoriale potrebbe essere applicato in futuro a qualsiasi altra testata. Il popolo americano, attraverso una stampa libera e indipendente, deve poter esercitare un controllo su chi è stato eletto al potere, a prescindere dal fatto che i funzionari governativi vedano di buon occhio tale attività». «L’associazione chiede all’amministrazione di ripristinare immediatamente l’accesso dei nostri colleghi», conclude la nota.
Critiche sono arrivate anche da altre grandi testate americane. New York Times e Washington Post, indicati dallo stesso Trump tra i media che potrebbero essere colpiti in futuro, hanno contestato la misura come una ritorsione contro il lavoro giornalistico. Anche alcune voci conservatrici hanno espresso perplessità, sostenendo che il presidente dovrebbe confrontarsi con i media ostili piuttosto che escluderli.







