Storie Web giovedì, Agosto 13

Cisgiordania, coloni israeliani colpiscono la città di Sarra: le immagini della distruzione

Successivamente l’Idf ha fatto marcia indietro sull’evacuazione delle abitazioni occupate. Secondo Kan, il comandante del Comando centrale, il generale Avi Bluth, ha disposto che i militari entrassero esclusivamente nelle case non occupate. La decisione è arrivata dopo le critiche rivolte alle autorità israeliane per la gestione della crisi.

La tensione, tuttavia, non riguarda soltanto Qusra.Nelle prime ore di giovedì le forze israeliane hanno condotto raid anche in altre località del governatorato di Nablus. Secondo l’agenzia palestinese Wafa, veicoli militari sono entrati a Burqa, a nord-ovest di Nablus, a Qusra, a sud, e a Salem, a est. A Burqa i militari hanno fatto irruzione in diverse abitazioni e, secondo Wafa, effettuato numerosi arresti. A Qusra sono stati dispiegati mezzi militari pesanti accompagnati da un bulldozer blindato, mentre a Salem le pattuglie hanno perquisito diversi quartieri e le strade principali. Wafa ha inoltre riferito dell’arresto di cinque palestinesi provenienti dalle località di Allar, Seida e Qaffin, a nord di Tulkarem.

L’esercito sostiene, intanto, di avere intensificato negli ultimi mesi gli interventi contro gli insediamenti non autorizzati. Dall’inizio del 2026, secondo dati dell’Idf citati dalla radio militare israeliana, sono stati smantellati 151 avamposti illegali israeliani in Cisgiordania. Alcuni erano già stati demoliti e successivamente ricostruiti più volte dai coloni. Esercito e procura militare hanno inoltre stabilito un nuovo protocollo in base al quale, in presenza di ricorsi civili, i costi delle operazioni di smantellamento potranno essere attribuiti a chi ha creato l’insediamento anziché essere sostenuti dallo Stato.

È proprio la capacità dell’esercito di contenere la violenza dei coloni a preoccupare parte degli apparati di sicurezza israeliani. Alti ufficiali avrebbero avvertito recentemente la leadership politica che l’esercito si sta avvicinando a un punto in cui potrebbe non essere più in grado di proteggere tutti gli avamposti dei coloni e, nel caso in cui le violenze degenerassero in scontri con armi da fuoco, potrebbe avere difficoltà persino a garantire una prima risposta.

Fonti del Comando centrale dell’Idf, responsabile delle operazioni militari in Cisgiordania, hanno descritto ad Haaretz una catena di comando «paralizzata», dal capo del Comando centrale Avi Bluth ai comandanti di divisione e di brigata schierati sul territorio. Secondo queste fonti, alcuni ufficiali temono di adottare provvedimenti che possano essere percepiti come politicamente schierati, soprattutto a tre mesi dalle elezioni israeliane e in vista della possibile nomina di un nuovo ministro della Difesa. Ufficiali interessati a future promozioni sarebbero quindi riluttanti a intervenire con decisione contro gli estremisti della destra israeliana per timore di compromettere la propria carriera.

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