“Mens sana in corpore sano”. Avevano ragione, gli antichi romani, a dire che l’esercizio fisico regolare rappresenta un viatico per il benessere nella terza età, aiutando anche il cervello. Ma attenzione. si può agire anche per la prima parte dell’aforisma, ovvero impegnandosi anche a mantenere la “mens sana”. Perché la capacità del sistema nervoso di accendersi, di creare connessioni, di sviluppare pensieri, insomma di migliorare le prestazioni, non si spegne certo con l’avanzare dell’età. Al contrario. Non è mai troppo tardi per ottenere risultati importanti su questo fronte e bisogna dimenticare l’idea che il declino cognitivo sia una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento.
A dirlo, sulle pagine di Scientific Reports, sono gli esperti del Center for BrainHealth dell’Università del Texas a Dallas coordinati da Sandra Bond Chapman (primo nome dello studio, Lori Cook). La ricerca mostra che gli adulti di tutte le età, dai 19 ai 94 anni, possono migliorare significativamente le proprie prestazioni cerebrali attraverso pratiche mirate e continue per la salute del cervello. Il tutto, grazie ad una app su misura.
Analisi mirate
Lo studio longitudinale triennale ha monitorato quasi 4.000 partecipanti utilizzando il BrainHealth Index (BHI), un indicatore multidimensionale innovativo che misura la salute cerebrale a 360 gradi superando la visione che limita praticamente l’impiego di altri sistemi di rilevazione che mirano al considerare l’impatto di deficit o patologie. L’algoritmo, in particolare riesce a cogliere il potenziale di miglioramento globale e soprattutto va a “misurare” quando avviene in tre pilastri fondamentali: chiarezza, che manifesta la capacità di pensiero), capacità di connettersi e quindi di avere una presenza sociale e l’equilibrio emotivo, indice di resilienza mentale. Dall’analisi dei risultati appare chiaramente che non esiste un limite al miglioramento, visto che nel periodo di osservazione sono stati osservati progressi significativi nella salute cerebrale in tutti gli ambiti. Pur se chi parte da punteggi più bassi ha avuto i risultati migliori, dimostrando una volta di più che si può apprendere ad ogni età, l’ottimizzazione cerebrale si è osservata in tutti i partecipanti.
Una app per stimoli personalizzati
Lo studio è stato condotto nell’ambito del BrainHealth Project, iniziativa di ricerca a lungo termine che esplora come la salute del cervello possa essere rafforzata e ottimizzata nel corso della vita. Gli interventi, erogati online o tramite una app, combinano allenamento delle strategie cerebrali, consigli sullo stile di vita, coaching personalizzato e monitoraggio continuo delle prestazioni tramite il BrainHealth Index. L’indagine mostra chiaramente il valore della costanza nell’attività e come bastino piccoli cambiamenti nelle abitudini per ottenere risultati tangibili a patto che l’allenamento sia costante. I partecipanti che si sono impegnati maggiormente in 5-15 minuti di micro-allenamento quotidiano e hanno adottato abitudini salutari per il cervello nella loro vita quotidiana hanno ottenuto i punteggi più alti in termini di salute cerebrale. Il tutto, con progressi sostanzialmente simili nei giovani e negli over-70 e 80, a dimostrare che la salute cerebrale proattiva sia riservata solo agli anziani. L’importante, come segnalano i ricercatori, è che ad ognuno venga proposto un percorso su misura. Perché ogni cervello è davvero unico con un suo potenziale di crescita. per cui l’esercizio che si propone va sempre personalizzato
Recupero possibile anche dopo stress
La ricerca ha infine evidenziato anche un altro aspetto positivo della stimolazione cognitiva. Esisterebbe una sorta di “effetto rimbalzo”. E mostra come gli individui anche nella terza età utilizzino strategie cognitive per recuperare, mantenere o addirittura migliorare la salute cerebrale anche se accadono elementi che possono accentuare lo stress, come malattie intercorrenti, perdita dell’attività professionale, necessità di assistere persone care. Insomma. ricordiamo che la salute del cervello non è statica, ma può essere allenata, riprogrammata e controllata grazie a strumenti comprovati. “Per troppo tempo, abbiamo agito secondo l’idea obsoleta che dobbiamo aspettare che accada qualcosa di grave al nostro cervello prima di fare qualcosa per prendercene cura – è il commento in una nota della stessa Sandra Bond Chapman, direttrice del Center for BrainHealth –.











