Storie Web mercoledì, Luglio 8

Non una opposizione di natura e artificio, bensì la mimesi della natura attraverso l’artificio di ciò che è realizzato dall’uomo e immaginato intorno al corpo: è questo uno dei temi centrali della couture parigina di questi giorni, e se il tutto appare alquanto allucinato e fiabesco – abiti come siepi e tappeti erbosi, indumenti piumati e mutanti – è proprio perché la fuga dalla realtà, il rifugio ostinato e sventato in una dimensione parallela sono un afflato umano di base, specialmente in tempi difficili, ma non solo in quelli.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Da Chanel, Matthieu Blazy si ispira alle favole ma, coerente con lo spirito borghese-pragmatico che permea l’animo della maison per come definito da Gabrielle Chanel, non porge attenzione alle principesse, bensì agli altri personaggi, più umani e correnti, immaginando una avventura quotidiana popolata di spaventapasseri, donne-pagliaio, signore in tailleur, fanciulle in fiore, spose ed eroine in revenge dress.

Chanel, la collezione per l’AI 26-27

Photogallery20 foto

È la seconda prova couture per Blazy e la magnifica leggerezza dell’esordio appare già un ricordo, offuscata dietro un profluvio di lavorazioni, superfici petalose, intrecci, ricami. È la stessa estetica dell’accumulo incontrollato di Jonathan Anderson, ma quel che da Dior appare irrisolto qui è toccato da una evidente facilità, da una rinfrescante mancanza di sforzo anche se poi la pesantezza, in certi momenti è la medesima.

Blazy è al meglio quando purifica, alleggerisce, sbrindella: è lì che il suo Chanel brilla e progredisce. Il resto è grande stimolo visivo e appetito indotto per le clienti, che va benissimo, anche se un editing più chiaro darebbe altro senso all’intero progetto. Il tema vero è proprio questo però: il tempo attuale ha in spregio la chiarezza, al punto tale che quando questa si palesa può essere letta come monotonia.

Armani Privé, la collezione per l’AI 26-27

Photogallery15 foto

Silvana Armani, da Armani Privé, non sbava. Va dritta, convince, si ripete. Apre al maschile, chiude con il femminile, modulando tutto il messaggio in una teoria vellutata di finti neri densi e preziosi. «Con questa collezione ho cercato di raccontare una sensualità diversa: intensa ma misurata – spiega -. Credo che quando una donna crea per altre donne lo sguardo sulla seduzione sia naturalmente differente: consapevole, sottile. La mia speranza è dare vita a qualcosa che lasci un ricordo in chi guarda».

Condividere.