In realtà, guardando in casa propria, Sagna non nasconde la difficoltà di un anno da montagne russe. «Il primo trimestre a +8% – spiega – ha portato un vantaggio eroso nel secondo, terzo trimestre positivo con un buon luglio e un agosto sopra le previsioni. A metà settembre, senza considerare una maison inserita quest’anno, solo su Roederer la crescita era del 5%. E mentre l’off-trade cresce del 4%, l’on-trade spicca con un +8%. «Il bevitore di Champagne ha ridotto la bevuta, ma piuttosto che rimanere in casa la fa fuori, al ristorante, godendosi un momento con gli amici. È un consumatore più attento, sempre più educato e questo è positivo perché sul mercato arriveranno prodotti sempre più di qualità».
Tengono i grandi marchi, cresce la fascia media
Leggera crescita pure per Ca’ di Rajo Group, anche se il mercato è fortemente concentrato negli ultimi mesi dell’anno, mentre «stabilità» è la parola chiave per il Gruppo Meregalli, un “colosso” da circa 100 milioni di euro. Nei primi otto mesi del 2026 «il fatturato è allineato a quello del 2025 – conferma il direttore generale Corrado Mapelli – e l’incidenza dello Champagne è identica, con un prezzo medio molto stabile, anche grazie ad azioni che hanno favorito la mescita al calice e la rotazione». La tenuta riguarda le maison, Bollinger in testa, «perché la fiducia del consumatore verso marchi storici e consolidati aiuta in un mercato prudente», ma anche i récoltant. Mapelli sottolinea come non sia il momento delle scoperte né delle novità, «certo non suggerirei a una delle maison con cui collaboriamo di lanciare nuovi progetti in questa fase».
Sulla stessa linea Andrea Girardi di Proposta Vini (28 milioni il fatturato 2025), che conferma una sostanziale tenuta dei brand in portafoglio. «Le carte vino dei locali si stanno riducendo – dice – e si tagliano anche le referenze di Champagne. Quindi le etichette un po’ più conosciute tengono, ma parallelamente si scelgono i prodotti con un buon rapporto qualità-prezzo».
Dalla distribuzione di Sarzi Amadè arriva un dato nettamente positivo sui primi otto mesi. «Lo Champagne pesa per noi un 5% del fatturato (circa 12,5 milioni nel 2025, ndr) – precisa Alessandro Sarzi Amadè – e abbiamo avuto un incremento di vendite pari all’andamento generale, quindi intorno al 12% per fatturato e per numero di bottiglie». L’analisi per referenze mostra però una crescita concentrata sulla fascia medio-bassa del catalogo: «Probabilmente la tendenza a spendere meno ha spinto gli Champagne un po’ meno costosi», osserva Sarzi Amadé, a fronte di un consumatore italiano storicamente orientato alle cuvée di punta e ai millesimati.
Parole d’ordine: qualità e resilienza
Per Compagnia del Vino il riferimento è Pol Roger. «Se riusciamo a tenere il trend – dice Roberta Cenci – ci attendiamo una crescita del 10% a valore e dell’8% a volume. Una crescita a valore superiore a quella a volume è ciò che distingue una crescita di qualità. Lontani dai superbrand, principalmente per limiti dimensionali, oggi siamo nella fascia immediatamente sotto in cui competono 5/7 marchi e Pol Roger è entrato stabilmente in questa fascia».
La parabola descritta da Cenci è comune a molti distributori. «Con il 2026 vediamo una piccola ripresa – spiega – anche se non stiamo recuperando i volumi perduti, ma stiamo ripartendo da una base solida».










