Fare del Catarratto non più il simbolo di una Sicilia agricola che produce molto, ma il segno di una Sicilia vitivinicola che vuole produrre meglio, raccontarsi meglio e vendere meglio. Per decenni questo vino è stato raccontato quasi soltanto attraverso i numeri: gli ettari, le rese, la capacità produttiva. Ora un gruppo di produttori prova a cambiare prospettiva. Il Catarratto deve diventare racconto. E il racconto deve partire dai luoghi.
Un cambio di paradigma in una fase difficile per il vino
Il punto non è solo enologico. È economico e culturale. In una fase difficile per il vino, nella quale non basta più produrre molto per restare sul mercato, la scelta di puntare sul Catarratto assume il valore di un cambio di paradigma. Significa prendere un vitigno storico, spesso associato alla quantità, e trasformarlo in una leva di identità, reputazione e valore. Non più il vino che riempie le cantine. Ma il vino che racconta un territorio e prova a imporsi per le sue qualità.
La Festa del Catarratto a Santa Cristina Gela
Da qui nasce la prima Festa del Catarratto, in programma il 6 e 7 giugno a Santa Cristina Gela, nel Palermitano. Non una semplice manifestazione promozionale, ma un esperimento che può diventare modello: mettere insieme produttori, comunità locale, cultura arbëreshë, gastronomia e paesaggio per costruire attorno al vino una narrazione più forte. Il Catarratto non viene presentato come prodotto isolato, ma come espressione di un’area precisa, di una storia agricola e di una comunità che conserva lingua, tradizioni e memoria.
«La prima Festa del Catarratto nasce come esperimento di educazione, promozione e valorizzazione del Catarratto», spiega Sebastiano Di Bella, presidente di ARCA e produttore. L’obiettivo, aggiunge, è coinvolgere «il territorio e la comunità locale» e integrare la produzione vinicola «in un più ampio contesto culturale», facendo conoscere le espressioni più autentiche del vitigno.
Le aziende di Arca e i numeri del Catarratto
L’iniziativa è promossa da Arca, Associazione regionale del Catarratto Autentico, insieme alle sei aziende fondatrici: Bagliesi, Caruso & Minini, Castellucci Miano, Di Bella, Feudo Disisa e Tenute Lombardo. Il progetto parte da un dato imponente: in Sicilia il Catarratto occupa ancora circa 28 mila ettari, anche se negli anni Novanta erano circa 90 mila. Dentro questa riduzione c’è già il segno di una stagione finita. Il futuro non può più essere affidato alla sola capacità produttiva. Deve passare dalla selezione, dalla qualità, dalla riconoscibilità.












