«Sistemi di difesa ormai insufficienti»
«Il caso di Ferrara e quello della Calabria, con gli agrumi compromessi dal caldo estremo prima ancora della raccolta, raccontano la stessa storia da due prospettive diverse. Ovvero che i nostri sistemi di prevenzione, per quanto efficaci fino a ieri, sono stati progettati per un clima che non esiste più. In Calabria si assiste addirittura al paradosso che in sei mesi si è passati da un inverno eccessivamente piovoso che aveva già danneggiato l’agricoltura nella fase della semina e dei trapianti, alla situazione di oggi – prosegue Maretti – . Serve un investimento straordinario e strutturale su nuove tecnologie di difesa attiva, ma serve soprattutto un intervento immediato sul fronte assicurativo, perché troppe imprese si trovano oggi a fronteggiare danni ingenti senza alcuna copertura».
Situazioni simili erano state già segnalate dalla stessa Legacoop un paio di settimane fa, quando nel Ravennate le cooperative lamentavano un quadro di forte stress idrico, «con i costi di irrigazione aumentati fino al 30% e la forte preoccupazione per i livelli del fiume Po, da cui dipende gran parte del sistema irriguo del territorio». Le colture, pur irrigate, faticano comunque a svilupparsi: per le pesche si stimano riduzioni produttive fino al 30%, mentre soffrono anche pomodoro, mais, soia, sorgo e barbabietola da zucchero. <
«Le cooperative stanno rispondendo con strumenti di agricoltura di precisione (centraline meteo, sensori di umidità, irrigazione notturna e piattaforme digitali) per ottimizzare i consumi d’acqua, ma restano forti i timori che alle ondate di calore possano seguire, come già accaduto in passato, grandinate e trombe d’aria», si legge in una nota.
Ad esempio, è quello che è successo a metà luglio nell’Alessandrino, dove le grandinate hanno compromesso in modo severo le colture di diverse aziende agricole del territorio.












