Storie Web martedì, Giugno 16

Il Crotone e il Rimini sono già in zona da alcune settimane. I due cacciamine italiani che il governo ha messo a disposizione dell’operazione internazionale pronta ad intervenire per la bonifica dello Stretto di Hormuz dagli ordigni piazzati in mare dagli iraniani sono infatti da alcune settimane nel porto di Gibuti.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

I cacciamine sono ora aggregati ad Aspides, la missione europea che ha il compito di proteggere le navi che transitano nel Mar Rosso dagli attacchi degli Houthi. Si muoveranno alla volta di Hormuz un volta consolidata la tregua, definita la missione internazionale e ricevuto l’ok del Parlamento. Una volta definito il formato, e le regole di ingaggio, la premier Giorgia Meloni dovrebbe riferire alle camere per chiedere l’autorizzazione a «contribuire a una presenza navale internazionale per accompagnare la piena riapertura» di Hormuz.

«Lo Stretto di Hormuz sarà completamente aperto venerdì», ha annunciato nelle ultime ore il presidente Usa Donald Trump. Rivolto a Emmanuel Macron ha poi aggiunto: gli Stati Uniti non hanno bisogno di «molto aiuto» per riaprirlo. Ma il passaggio cruciale rimane la firma ufficiale, attesa per il 19 giugno, di quello che al momento è un accordo preliminare tra Washington e Teheran. La cautela rimane d’obbligo.

Le caratteristiche dei cacciamine

Crotone e Rimini – in servizio da oltre 30 anni e posizionate abitualmente a La Spezia – sono unità appositamente progettate per la localizzazione e la disattivazione/distruzione di mine navali. Per l’esecuzione di queste operazioni sono dotate di un sofisticato sistema sonar e di due veicoli filoguidati (Rov – Remote Operated Vehicle), tramite i quali è possibile rilevare e investigare ogni oggetto che giace sui fondali marini sino a profondità di circa 600 metri.

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