Alcuni deputati laburisti vorrebbero che qualcuno si candidasse, perchè considerano una gara più democratica di un’incoronazione, ma sarebbe una formalità: è difficile immaginare chi possa avere il sostegno e la popolarità necessarie per sfidare il «re del Nord». Basta vedere le scene di ieri in Parlamento per constatare quanto sia potente «l’effetto Burnham».
Eletto deputato a Makerfield la settimana scorsa con il 55% dei voti, ieri ha prestato giuramento a Westminster circondato da centinaia di deputati laburisti in festa, tra cui alcuni ministri alleati di Starmer. Confermando la sua candidatura, l’ex sindaco di Manchester ha detto che «la gente vuole vedere progressi su crescita economica, costo della vita, servizi pubblici, case e opportunità per la prossima generazione» e ha promesso un «rinnovamento positivo» del partito e del Paese.
Starmer, che era stato eletto meno di due anni fa con una forte maggioranza, si era impegnato a portare cambiamento e stabilità dopo il caos degli ultimi Governi Tory, ma non è riuscito a mantenere le promesse. Troppo rigido e cauto, ha perso rapidamente consensi, diventando il premier più impopolare della storia britannica. Alle amministrative del mese scorso il Labour ha subìto una serie di sconfitte umilianti.
Dopo avere insistito di voler restare al suo posto e sfidare qualsiasi pretendente, Starmer nell’ultimo fine settimana ha constatato di avere il vuoto intorno e ha deciso di andarsene con dignità, rivendicando nel suo discorso di commiato i successi sul fronte dell’economia, della Sanità e della politica estera e di difesa. Secondo un sondaggio istantaneo condotto da YouGov, il 62% degli interpellati ritiene che Starmer abbia fatto bene a dare le dimissioni.
Se Burnham, come sembra, riuscirà nel suo terzo tentativo di diventare premier, è perchè si è conquistato una reputazione di efficienza nei suoi quasi dieci anni da sindaco di Manchester, rilanciando l’economia della città e combattendo per una maggiore autonomia da Londra.
