La Commissione Ue ha avviato un procedimento formale nei confronti di Booking per verificare il rispetto del Digital Services Act (Dsa), con particolare riferimento alla gestione degli annunci fraudolenti, alle truffe di phishing e alla trasparenza delle inserzioni a pagamento. «I cittadini europei dovrebbero poter prenotare le proprie vacanze senza il timore di essere truffati. Il Dsa attribuisce alle piattaforme chiare responsabilità per far fronte a tali rischi, e dobbiamo garantire che la principale piattaforma di prenotazione in Europa le prenda sul serio», ha dichiarato la vice presidente della Commissione Henna Virkkunen. Su alcuni di questi temi si concentra anche l’istruttoria aperta dall’Antitrust italiano ad aprile di quest’anno.
I nodi dell’inchiesta
L’indagine si concentrerà su tre aspetti. In primo luogo, dovrà accertare se la piattaforma abbia identificato e valutato adeguatamente i rischi legati alla diffusione di annunci falsi, come quelli relativi a proprietà inesistenti; alle offerte di alloggio non conformi, e ai casi di frode per usurpazione d’identità. La Commissione valuterà anche se la piattaforma ha adottato misure efficaci per mitigare tali rischi, compresa la rimozione di annunci fraudolenti e non conformi.
Il rischio phishing
Nel mirino anche le truffe di phishing e i rischi connessi alle modalità di condivisione dei dati degli ospiti e delle prenotazioni con le strutture ricettive, nonché alla progettazione e al funzionamento del servizio di messaggistica della piattaforma. Bruxelles verificherà inoltre l’adeguatezza delle misure di protezione contro l’uso improprio dei dati per inviare richieste di pagamento fraudolente. Il terzo filone riguarda gli annunci sponsorizzati. Le strutture possono ottenere maggiore visibilità nei risultati di ricerca pagando commissioni più elevate. La Commissione intende verificare se tali inserzioni siano chiaramente riconoscibili come pubblicità e se gli utenti possano conoscere chi le promuove, chi le paga e perché vengono mostrate, e se abbiano la possibilità di modificare le impostazioni che determinano quali annunci visualizzano.
Gli articoli del Dsa violati
Se provate, le violazioni costituirebbero infrazioni degli articoli 34 e 35 del Dsa, che impongono alle grandi piattaforme online di individuare, valutare e mitigare i rischi sistemici legati ai propri servizi, e dell’articolo 26, che obbliga a rendere chiaramente riconoscibili gli annunci pubblicitari e a fornire informazioni su chi li promuove e li finanzia. L’indagine, avviata con la massima priorità, proseguirà con la raccolta di ulteriori elementi, anche attraverso richieste di informazioni, colloqui e ispezioni. La Commissione potrà inoltre adottare misure provvisorie, emettere decisioni di non conformità o accettare impegni proposti da Booking per porre rimedio alle criticità oggetto dell’indagine. L’apertura del procedimento non pregiudica l’esito finale.
La replica dell’azienda
Booking.com fa sapere dal canto suo che «collabora pienamente con la Commissione europea e partecipa in modo costruttivo al confronto sulle questioni sollevate nell’ambito del Regolamento sui servizi digitali. La sicurezza, la fiducia e la protezione dei dati personali sono priorità assolute per Booking.com. Confermiamo il nostro impegno a collaborare con i governi e le autorità di regolamentazione competenti, le forze dell’ordine e i partner del settore per contrastare la criminalità informatica e le frodi online e proteggere i viaggiatori e i partner», recita una nota.
