Mentre sotto i riflettori dell’attualità ci sono questioni legate all’instabilità geopolitica in aree chiave, dei costi energetici in aumento e del possibile impatto sull’inflazione, l’attenzione dei cittadini dell’Unione Europea verso i temi della sostenibilità sembra non perdere quota. Secondo l’edizione 2026 dell’Eurobarometro sulla Biodiversità, che ha sondato l’opinione di 26.500 europei nei mesi di febbraio e marzo 2026, oltre nove persone su dieci riconoscono l’importanza dell’arginare la perdita di biodiversità come una questione di responsabilità, di benessere, di sostegno allo sviluppo economico a lungo termine e di contrasto ai cambiamenti climatici. Per il 96% abbiamo la responsabilità di prenderci cura della natura; per il 94% la biodiversità e lo stato di salute della natura sono essenziali nello sviluppo economico di lungo termine.
Tra le preoccupazioni principali degli europei spicca l’inquinamento: è ritenuto una minaccia alla biodiversità da una media del 90% degli intervistati per singolo Paese. In Italia, per esempio, la percentuale è del 96%, di cui il 58% lo ritiene molto importante e il 38% abbastanza. Nel complesso, il parere sembra mitigato rispetto alle precedenti edizioni: il numero di ritiene l’impatto “molto importante” è calato di cinque punti, ma rimane comunque una priorità. Tra le altre minacce figurano i danni causati dall’uomo – come, per esempio, i disastri industriali – al 92% e la conversione di aree naturali in territori adibiti ad altri usi (90%).
La commissaria Roswall: «Ecosistemi sani fondamento di economie competitive»
«Quest’anno la Green Week si concentra su una verità semplice ma potente- ha detto la commissaria all’ambiente Jessika Roswall nel discorso di apertura della manifestazione-: ecosistemi sani sono il fondamento di economie resilienti e competitive. E sono anche essenziali per la nostra sicurezza. Purificano l’acqua e l’aria, stabilizzano i suoli, impollinano le colture, regolano il clima e proteggono le nostre coste». La commissaria all’Ambiente ha posto l’accento su tre conclusioni: «Le nostre imprese e le nostre economie hanno bisogno del mondo naturale; non può esistere un’economia competitiva su un pianeta che muore, né una sicurezza duratura su una Terra instabile; investire negli ecosistemi è una delle decisioni economiche più intelligenti che possiamo prendere».
Il ripristino della natura è una priorità per i cittadini
Tornando al sondaggio, la metà degli europei intervistati per l’Eurobarometro sulla Biodiversità desidera che l’Unione europea «ripristini la natura e la biodiversità per rimediare ai danni causati dalle attività umane», ritenendo che questa sia un’azione prioritaria da parte dell’Unione. Le iniziative locali più sostenute per proteggere e ripristinare la natura sono «fornire un adeguato sostegno finanziario ai soggetti direttamente interessati (agricoltori, pescatori, gestori del territorio e comunità locali)», indicata dal 45% degli intervistati, e «stabilire regole chiare e facilmente comprensibili per le imprese», sostenuta dal 44 per cento.
Le norme in via di applicazione e le nuove consultazioni
Il tema normativo, dunque, è importante anche agli occhi dei cittadini. Nonostante la parabola del Green Deal – la strategia lanciata dalla Commissione europea nel 2019 per dare corpo all’obiettivo della neutralità climatica nel 2050 – abbia vissuto un parziale rallentamento e alcuni dei suoi provvedimenti chiave, come le direttive Csrd e Csddd, siano stati sostanzialmente depotenziate dai pacchetti Omnibus, l’Unione europea non ha accantonato progetti di legislazione che aiutino le imprese a mantenere la competitività nel processo di decarbonizzazione (è il senso del Clean Industrial Deal) e ha perseverato nella tutela della natura.







