Ha provocato reazioni contrastanti tra i paesi membri il nuovo schema negoziale presentato dalla presidenza irlandese dell’Unione europea in vista delle accesissime trattative sul prossimo bilancio comunitario 2028-2034. Malgrado un taglio dell’8% rispetto alla proposta della Commissione europea, non sono mancate le voci critiche. Il nuovo schema negoziale sarà ora discusso dai capi di Stato e di governo in un vertice la settimana prossima.
Il ministro per gli Affari europei Thomas Byrne ha spiegato a Bruxelles che il suo obiettivo nel mettere a punto il nuovo schema negoziale è stato di venire incontro alle divergenti richieste degli Stati membri senza snaturare la proposta della Commissione europea, che prevede un forte aumento della spesa in ricerca e difesa, mantenendo coesione e agricoltura. «Questa nostra proposta non è l’esito finale; c’è ancora da lavorare, ma spero possa dare una accelerazione al negoziato».
Che cosa prevede il nuovo schema
Il nuovo schema negoziale prevede un taglio dell’ammontare totale dell’8% (141 miliardi di euro) rispetto alla proposta di Bruxelles (1.760 miliardi in prezzi del 2025). Il capitolo dedicato a coesione e agricoltura viene ridotto del 3% rispetto alla proposta comunitaria (+11% rispetto all’attuale bilancio). Il capitolo dedicato alla competitività diminuisce del 13% (+106% rispetto al 2021-2027). Il capitolo Global Europe cala del 17% (+31% rispetto all’attuale bilancio). Infine, i fondi dedicati all’amministrazione subiscono un taglio dell’8,8% (anche se rispetto al 2021-2027 salgono del 12%). Quest’anno, più che in passato, il negoziato sul bilancio europeo dipenderà dalle risorse proprie, in aggiunta ai contributi nazionali. Su questo fronte, Dublino si è limitata a prendere in conto le ipotesi presentate a suo tempo dalla Commissione europea, malgrado una di queste – il contributo da parte delle imprese – è molto criticata dai paesi membri. Viceversa, non ha considerato esplicitamente le proposte del Parlamento europeo, tra le quali una tassa digitale (che non piace all’Irlanda).
Incalzato in conferenza stampa, il ministro Byrne ha spiegato che «tutte le ipotesi di risorse proprie restano sul tavolo» e che «la scelta è nelle mani dei leader». L’esponente irlandese ha voluto anche sottolineare che nel ridurre l’ammontare del bilancio in modo orizzontale è venuto incontro ai paesi più attenti ai costi (Germania, Olanda, Finlandia, Austria, Svezia e Danimarca), pur mantenendo elevato il livello dei fondi per la coesione e l’agricoltura («Due settore previsti dagli stessi Trattati»).
Critiche e dubbi tra i paesi Ue
Ieri, il ministro olandese delle Finanze Eelco Heinen ha reagito perentorio: «I Paesi Bassi non possono accettare questa proposta». Più moderato il cancelliere tedesco Friedrich Merz: «Siamo ancora lontani da un accordo. L’entità della nuova proposta non è sufficiente per raggiungere un’intesa». Cautamente silenziosi i cosiddetti “amici della coesione”. Il negoziato è complesso anche perché in corso d’opera alcuni fattori potrebbero intervenire prepotentemente. Tra questi, le necessità di finanziamento dell’Ucraina (che secondo alcune stime ha un ammanco di 75 miliardi di euro nel 2027) e il futuro del NextGenerationEU. Aleggia sempre l’ipotesi di un rinnovo, piuttosto che un rimborso.









