Storie Web martedì, Aprile 14

Da un lato il taglio dei fondi europei, per ben 2 milioni di euro, dall’altro il rischio di dimissioni del presidente della Biennale. È su questo crinale che si muove la difficile partita del governo italiano sul nodo della presenza della Russia alla mostra internazionale d’arte che si tiene in Laguna. Una questione spinosa che si affianca agli altri importanti fronti aperti sul versante della diplomazia internazionale proprio mentre la premier Giorgia Meloni e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si apprestano a ricevere il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky, atteso nel pomeriggio di mercoledì 15 aprile a Roma.

La Commissione europea taglia i contributi

Proprio alla vigilia di questa importante visita, infatti, la Commissione Europea ha formalizzato l’intenzione di procedere al taglio del contributo alla kermesse a causa della presenza della Russia. L’Agenzia esecutiva per l’istruzione e la cultura (Eacea) ha infatti inviato una lettera per informare la Fondazione della Biennale di Venezia della sua intenzione di sospendere o revocare una sovvenzione in corso, pari a 2 milioni di euro, volontà di cui aveva informato il governo italiano a marzo come segno di “condanna” della decisione della Biennale.

«La presenza della Russia non è in linea con la posizione europea su Mosca»

«Gli eventi culturali finanziati con il denaro dei contribuenti europei dovrebbero salvaguardare i valori democratici, promuovere il dialogo aperto, la diversità e la libertà di espressione, valori che non vengono rispettati nella Russia odierna», ha spiegato all’agenzia Ansa il portavoce della Commissione Ue Thomas Regnier. La presenza della Russia, per altro proprietaria del Padiglione che la rappresenta, violerebbe i principi e le regole previste dalle sanzioni che l’Europa ha comminato alla Russia come conseguenza della guerra dichiarata all’Ucraina.

Regole che vietano di dare spazio ad ogni manifestazione o atto che possa configurarsi come propaganda a sostegno del regime. Tanto più che gli artisti che si esibiranno nello spazio espositivo ai Giardini, progettato nel 1914 dall’architetto Alexey Shchusev, saranno portati dalla società di cui è comproprietaria, insieme alla commissaria Anastasia Karneeva, proprio la figlia del potente ministro Sergey Lavrov, Ekaterina. Su tutto vigila il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco che ha sempre difeso il diritto degli artisti di ogni credo e provenienza ad esprimersi. Sostenendo che nessuna norma sia mai stata violata e di aver organizzato spazi per dare voce anche agli artisti dissidenti russi.

La Biennale difende il suo operato

Buttafuoco non ha mai dato segno di voler soprassedere alla sua scelta: una forzatura nei suoi confronti dettata da ragioni di prioritarie necessità di Stato potrebbe avere la conseguenza di portarlo ad passo indietro. Un rischio che né la premier Meloni né il ministro della Cultura Alessandro Giuli vorrebbero dover affrontare: intanto perché quello di Buttafuoco è uno dei pochi nomi di intellettuali di destra di caratura. E poi perché la Biennale è pronta ad aprire i battenti: l’inaugurazione è infatti in agenda per il prossimo 9 maggio.

Condividere.
Exit mobile version