Dal Lago di Garda arrivano altre due certezze: Groppello della Valtenesi e Bardolino. Rossi delicati, fragranti e poco tannici che sembrano nati per il servizio fresco. Con una rana pescatrice alla griglia, per esempio, funzionano così bene da far vacillare qualche certezza enologica da ombrellone.
Scendendo verso la Campania troviamo il Gragnano: rosso vivace, fruttato e dal tenore alcolico contenuto. È uno dei migliori candidati al servizio fresco e accompagna con facilità bruschette, insalate di tonno, pomodori e cipolla e tutta quella cucina estiva che spesso mette in difficoltà i rossi più impegnativi.
In Sicilia il Frappato gioca una partita tutta sua. Le note di melograno, fragolina di bosco e spezie leggere lo rendono perfetto con antipasti, pesce azzurro e tonno alla griglia. Uno di quei vini che riescono a essere delicati senza cedere alle timidezze.
Tra i vitigni che meritano di essere riscoperti in versione estiva c’è poi il Pinot Nero. Ma sia ben chiaro: non quello concepito per impressionare le commissioni d’assaggio. Mi riferisco alle interpretazioni più fini e slanciate, magari provenienti dalle zone più fresche. Servito intorno ai 12 gradi diventa un rosso di straordinaria eleganza.
Qualcuno a questo punto citerà il Gamay, che considero un po’ il Pinot Nero dei tempi dell’inflazione: costa meno, va di moda e permette comunque di partecipare alla conversazione. Il Pinot Nero, però, resta un’altra cosa.
E se il Pinot Nero rappresenta il lato aristocratico del rosso estivo, il Rossese di Dolceacqua ne è probabilmente quello più mediterraneo. Profumi di erbe aromatiche, agrumi e piccoli frutti rossi, tannino quasi impalpabile e una naturale vocazione alla bevibilità. Servito fresco dà il meglio di sé con la cucina ligure, dal coniglio alle verdure ripiene, ma sa cavarsela benissimo anche con un semplice piatto di acciughe.













